Blitz Niscemi, il Procuratore De Luca: “Cosa Nostra usa regole antiche ma fa affari nuovi”
Il procuratore durante la conferenza stampa ha spiegato che l'indagine si è concentrata sul business della raccolta degli oli vegetali esausti.
“La mafia si “modernizza” e prova a “diversificare le attività illegali per potere fare affari”. “E’ una caratteristica di Cosa nostra che le ha consentito di restare in piedi per 160 anni, nonostante la forza repressiva messa in atto dallo Stato negli ultimi decenni. Cosa nostra ha delle regole che possono apparire arcaiche e immutabili ma si aggiorna sempre sugli affari, anche quelli tecnologicamente avanzati, quindi regole antiche e affari nuovi”. Lo ha detto il Procuratore Capo di Caltanissetta Salvatore De Luca incontrando i giornalisti per la maxioperazione antimafia che ha portato all’arresto di 35 persona tra Niscemi e Favara. L’indagine ha raccolto gravi elementi indiziari sulla infiltrazione della famiglia mafiosa di Niscemi nel settore della raccolta degli oli vegetali esausti. I mafiosi imponevano accordi criminosi con ditte specializzate nel settore colluse. Alcune aziende, per un valore di 6 milioni di euro, sono state sottoposte a sequestro preventivo.
“Con l’attività giudiziaria odierna si è reso un servizio ai cittadini, in particolare a quelli di Niscemi, già gravati dal gravissimo problema della frana. Cerchiamo di aiutare la cittadinanza scrollandole di dosso il fardello di Cosa nostra”, ha continuato il procuratore De Luca. Secondo il magistrato, “con l’attività odierna Cosa nostra a Niscemi è ridotta ai minimi termini” e “per un bel po’ di tempo non sarà più in grado di nuocere”. De Luca ha parlato di “una mafia particolarmente violenta”, soffermandosi in particolare sulle figure dei fratelli Alberto e Sergio Musto, che ha definito “mafiosi senza tema di smentita”. Il procuratore ha spiegato che l’indagine si è concentrata sul business della raccolta degli oli vegetali esausti. “Si tratta di un’attività lecita, ma che richiede autorizzazioni specifiche”, ha detto, sottolineando che i Musto avrebbero imposto un monopolio del settore a Niscemi senza avere alcuna autorizzazione, appoggiandosi prima a una ditta di Licata e poi a una ditta catanese, entrambe sottoposte a sequestro. La cosca imponeva la supremazia di un’azienda rispetto ad altre. L’operazione scaturisce dalla precedente inchiesta “Mondo Opposto”, che aveva portato a 29 arresti. Il procuratore ha infine evidenziato come l’indagine confermi “la tendenza di Cosa nostra a stare al passo con i tempi e a inserirsi negli affari più disparati”, puntando su settori molto redditizi e a basso rischio sanzionatorio, come quello degli oli esausti. “Lo dicono anche nelle intercettazioni: con questo affare non rischiamo niente”, ha concluso.

