Politica

Dossieraggio su politici e vip, spunta il nome del deputato agrigentino Pisano

Il deputato in una nota dice: “spero che le autorità facciamo chiarezza”

Pubblicato 1 mese fa

“Apprendo dalla stampa che il mio nome sarebbe tra quelli oggetto di una vergognosa ed illegale attività di dossieraggio. Dalle indagini della Procura di Perugia va delineandosi un quadro sconcertate e scandaloso, spero che le autorità preposte facciano al più presto chiarezza”. Così in una nota il deputato nazionale l’agrigentino Lillo Pisano commenta la notizia che lo vede coinvolto tra i personaggi finiti nelle ricerche in banche dati compiute dall’ufficiale di polizia giudiziaria Pasquale Striano, indagato dalla Procura di Perugia per accesso abusivo a sistema informatico.

Secondo i magistrati del capoluogo umbro, guidati da Raffaele Cantone, sarebbero abusivi gli accessi al sistema informatico delle cosiddette Sos, le operazioni ritenute sospette che gli operatori finanziari sono tenuti a segnalare e sulle quali poi deve fare luce la magistratura per stabilire se rappresentino qualcosa di illecito o si tratti di normali transazioni. Una sorta di ricerca a strascico che Striano avrebbe compiuto spesso, secondo quanto accertato fino ad ora, non trovando però notizie rilevanti. Ancora da stabilire, invece, le ragioni che lo hanno portato a svolgere frequentemente queste ricerche: insieme a lui sono indagati un magistrato e 15 giornalisti, tra cui tre del quotidiano Domani, Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine.

“Sono finiti sott’inchiesta semplicemente per aver fatto il loro lavoro di giornalisti di inchiesta. Quello che gli viene contestato, non è di aver scritto falsità o di aver diffamato qualcuno, ma di aver realizzato inchieste giornalistiche con carte vere ottenute da fonti giudiziarie e per questo rischiano fino a 5 anni di carcere. Un attacco alla libertà di stampa”, ha dichiarato l’Usigrai. Emerge però anche come Straino non abbia ricevuto denaro da chi ha eventualmente fornito le informazioni.

Gli altri coinvolti sono gli attuali esponenti del governo come i ministri Guido Crosetto, da una denuncia del quale è partita l’indagine ora a Perugia, Francesco Lollobrigida, Marina Elvira Calderone, Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso insieme a Marta Fascina, gli ex presidenti del Consiglio Giuseppe Conte e Matteo Renzi, ma anche Fedez, Cristiano Ronaldo e Massimiliano Allegri.

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