Regionali: le emergenze irrisolte che il nuovo Governo regionale dovrà affrontare.

Irene Milisenda

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Regionali: le emergenze irrisolte che il nuovo Governo regionale dovrà affrontare.

Pubblicato il Ott 24, 2017
Regionali: le emergenze irrisolte che il nuovo Governo regionale dovrà affrontare.

Le immancabili polemiche e la dialettica infuocata caratterizzano sempre più la campagna elettorale in corso che porterà, il prossimo 5 novembre i siciliani a scegliere il nuovo Presidente della Regione, con i settanta deputati. E se i cinque candidati alla conquista di palazzo d’Orleans, Cancelleri, Musumeci, Fava, Micari e La Rosa – a caccia di consensi e di quella scheda in più che possa far portare a casa la vittoria – con linguaggi diversi, sono d’accordo su tantissime questioni sostanziali, come l’ambiente, il lavoro, il turismo, le infrastrutture, qualora siano eletti saranno costretti subito ad affrontare alcune emergenze irrisolte nella legislatura attuale ormai ai titoli di coda.
Primo tra tutti vi è il risanamento del bilancio, nonostante il governatore Crocetta asserisca che le finanze siano state sanate. E poi, nonostante vi sia la legge e vi siano fondi certi, ancora 16mila precari degli enti locali non sono stati stabilizzati. E poi, terza emergenza: i rifiuti. Tutti i candidati riconoscono che il modello attuale, basato sulla raccolta indifferenziata e sul conferimento in discarica, è da superare, e indicano tra le soluzioni un aumento della raccolta differenziata e riciclo. Ma rimane l’incognita sui termovalorizzatori rimasta sul tavolo, e i rifiuti sono ancora in viaggio sui camion o a macerare sulle strade di Sicilia, dove la raccolta differenziata, che doveva superare gradualmente i livelli dai quali si è tenuta invece assai lontana, è indietro rispetto al resto dell’Italia. Poi ancora il problema delle infrastrutture: 159 opere iniziate e lasciate incompiute, per un valore di 501 milioni di euro. Dunque, un immenso spreco di soldi pubblici, con progetti importanti su arterie stradali, scuole, palestre e alloggi popolari che sono arenati. E poi ancora la questione della Sanità siciliana, bel lontana dai livelli standard di efficienza media, e il caos della Province, con una riforma fallita e impugnata dal governo nazionale.
Insomma, i candidati alla Presidenza, più che pensare ad offendersi da una parte all’altra, dovrebbero iniziare a pensare più ai problemi della Sicilia e dei siciliani, cercando di stilare un programma che punti a risollevare l’Isola, e a guadagnare un po’ di fiducia in più nei cittadini.


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