Il “condominio della sanità” fatto di appalti, dossier e ricatti per ottenere incarichi

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Il “condominio della sanità” fatto di appalti, dossier e ricatti per ottenere incarichi

di Redazione
Pubblicato il Mag 21, 2020
Il “condominio della sanità”  fatto di appalti, dossier e ricatti per ottenere incarichi

Ricatti, dossier e minacce più o meno velate. Le modalità delle nomine nella sanità siciliana vengono ricostruite nell’inchiesta della Guardia di Finanza in modo chiarissimo.

Nell’ordinanza del gip Claudia Rosini si parla chiaramente di spregiudicatezza e pressioni per ottenere incarichi. Nelle conversazioni intercettate tra gli indagati di legalità non ce n’è neppure il minimo accenno.

“Particolare menzione – scrive il Gip – merita la conversazione del 18 novembre del 2018 intercorsa a casa di un livoroso Candela, con il fidato Taibbi ed un altro soggetto, nella quale il primo, ritrovatosi a sorpresa privo di incarichi per essere stata nominata al suo posto il proprio il 18 novembre Daniela Faraoni, parlava con disprezzo del Presidente della Regione Sicilia, dell’assessore alla Salute Ruggero Razza (il “bambino” come definito da Taibbi che il Presidente Musumeci avrebbe dovuto levare “dai coglioni” per fare assessore appunto Candela), del “ladro” Vincenzo Barone “messo lì dentro”, del Damiani che “c’ha duemila cazzi che a sto punto vale la pena metterli nero su bianco”, di Alessandro Caltagirone, di “questo” Lanza in quota di Stancanelli” (senatore della Repubblica), e dei veri e propri “dossier” ricattatori che il Taibbi diceva di avere confezionato o di essere pronto a confezionare con tanto di “foto satellitari” delle “porcate” fatte da ognuno – si legge nell’ordinanza del gip – per mettere alle strette lo stesso Musumeci ed altri al fine di fare ottenere al Candela i prestigiosi incarichi cui, a loro avviso, doveva essere destinato. Candela è stato poi nominato Coordinatore della struttura sanitaria di supporto della Regione Sicilia per l’emergenza Covid 19”.

“Candela parlando con Taibbi – si legge ancora nell’ordinanza – illustrava nello stesso dialogo, mirabilmente, il meccanismo delle nomine negli apparati della Sanità della Regione Sicilia, per cui prevale “la logica di fare affari e politica per loro”, e quando qualcuno “cade in difficoltà si chiama lo scagnozzo e dice “guarda dimettiti”, a qualcuno dei suoi, dice “dimettiti perchè qua sta succedendo un problema e io non posso pagare la panella”, perchè a quel punto la necessità fa virtu’, dice “non mi rompete i cazzi, tu ti devi dimettere, mi serve il posto libero, così funziona”.

Il quadro che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta nei confronti dell’ex manager dell’Asp di Palermo non è tuttavia quello di una paladino della legalità ma di una “pessima personalità”, come scrive il Gip nella sua ordinanza. “Ricordati che la sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango”, dice Candela senza sapere di essere intercettato.

“Quando è esplosa l’emergenza Covid, mi resi conto che bisognava mettere in piedi una task forse sanitaria perchè sarebbe stato fondamentale coordinare tutte le strutture dell’isola. Antonio Candela godeva di grande considerazione nell’ambiente sanitario, aveva ricevuto diversi attestati non solo per il suo profilo professionale e ma anche per l’impegno sul fronte della legalità”.

Così l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, a proposito di Antonio Candela, arrestato nell’indagine su tangenti e appalti per alcune gare assegnate quattro anni fa. L’assessore oggi ha annunciato la revoca dell’incarico a Candela di responsabile della task force.


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