Giudiziaria

Il crollo del palazzo Crea, farmacista in aula: “Bruciato oltre mezzo milione di euro”

In aula è comparso il farmacista Paolo Minacori che, insieme al consulente Costantino Verbari, ha raccontato le peripezie subite a causa del crollo quantificando anche i danni

Pubblicato 4 mesi fa

È ripreso questa mattina, davanti il giudice monocratico Manfredi Coffari, il processo scaturito dal crollo del costone di palazzo Crea, nel cuore di Agrigento. Lo smottamento del terreno, franato sull’edificio al Viale della Vittoria, risale al 5 marzo 2014. In aula è comparso il farmacista Paolo Minacori che, insieme al consulente Costantino Verbari, ha raccontato le peripezie subite a causa del crollo quantificando anche i danni: “Un mancato guadagno di oltre mezzo milione di euro a cui si somma l’affitto del nuovo immobile della farmacia che ammonta ad oltre 3 mila euro al mese per tre anni”.

Sul banco degli imputati siedono l’ex sindaco Marco Zambuto (difeso dagli avvocati Antonino Gaziano e Silvio Miceli), il dirigente dell’ufficio tecnico comunale Giuseppe Principato e i tre proprietari dei terreni adiacenti al palazzo: Maria Isabella Sollano, 80 anni, e i figli Valentina e Oreste Carmina, 54 e 50 anni. L’accusa è disastro colposo. Al centro del processo il crollo del costone e lo sgombero di una settantina di famiglie residenti nel palazzo Crea. All’ex sindaco e al dirigente del comune, quest’ultimo difeso dall’avvocato Antonino Manto, viene contestato di essere stati a conoscenza già due anni prima del crollo della grave situazione di pericolo. Per i proprietari dei terreni, difesi dall’avvocato Rosa Salvago, l’accusa è quella di non aver ottemperato ad un’ordinanza che imponeva loro la manutenzione del terreno. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Maria Luisa Butticè. 

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