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Mafia, Dai Caruana e Cuntrera a Nick Rizzuto: tanti soldi, tanti traffici, tanti morti

nel 1981 Nick, Vito e le loro famiglie comprarono un terreno in un esclusivo quartiere di Montreal, li vi costruirono ampie e lussuose case, in cui andarono a vivere, annunciando così il loro trionfale ritorno e la loro vittoria sulle altre famiglie mafiose. Con la morte di Frank Cotroni, gangster potentissimo, la leadership dei Rizzuto […]

Pubblicato 8 anni fa

nel 1981 Nick, Vito e le loro famiglie comprarono un terreno in un esclusivo quartiere di Montreal, li vi costruirono ampie e lussuose case, in cui andarono a vivere, annunciando così il loro trionfale ritorno e la loro vittoria sulle altre famiglie mafiose. Con la morte di Frank Cotroni, gangster potentissimo, la leadership dei Rizzuto in città era evidente. Così con i Bonanno sempre più in difficoltà, Nick Rizzuto e il figlio Vito, realizzarono una sorte di “golpe” a Montréal eliminando la leadership calabrese fedele a New York ed imponendo il proprio dominio. Dalla metà degli anni Settanta i Rizzuto, del tutto autonomi dalla supervisione dei Bonanno (indeboliti da epurazioni ed omicidi nel tentativo di bloccare la sempre maggiore influenza dei siciliani, gli “Zip”), si imposero così in Canada e con il controllo di Montréal a nord e con l’alleanza con i Cuntrera-Caruana a sud, ottennero le chiavi per il traffico di droga verso gli Usa. I Rizzuto divennero pertanto il tramite per i traffici di droga, stringendo una proficua e forte alleanza con la famiglia Cuntrera-Caruana, che dall’Isola di Aruba, sarebbe diventata l’anello di congiunzione con i narcos sud-americani anche per i percorsi della cocaina;
le altre famiglie della malavita newyorkese (i Gambino ed i Colombo) erano ben consapevoli dei conflitti in essere, ma decisero di non intervenire. Nel giro di un decennio (1975-1985) si rafforzarono così i traffici di droga. Sempre con l’ausilio dei Cuntrera- Caruana, si aprirono delle basi logistiche in Florida, da dove la coca veniva smerciata verso nord, fino a Montréal e da qui spedita in Europa. Nella direzione opposta viaggiava l’eroina. L’hashish fu un altro affare molto lucroso. Furono aperte numerose vie di traffico: la via libanese con il tramite delle milizie falangiste, che vendevano hashish in cambio di armi; la via irlandese, con il tramite delle West end gang irlandesi operanti a Montréal; la via pakistana con la complicità della Gang Dubois; la via libica. Talmente frequenti e redditizi erano i traffici che la Polizia canadese, sul finire degli anni ’80, sequestrò in 2 distinte operazioni 55 tonnellate di hashish per il valore di 675 milioni di dollari;
Alla droga si aggiunsero contraffazione e traffico di dollari, operazioni e frodi bancarie, riciclaggio di denaro sporco e sembra che ci sia stato il tentativo di mettere le mani sul tesoro dell’ex dittatore asiatico, il filippino Ferdinand Marcos ed investimenti massicci in Italia e in Europa, come quello sventato dalla Dia nel 2005, di entrare nel business della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, attraverso l’imprenditore Joseph Zappia, responsabile della costruzione del villaggio olimpico di Montreal nel 1976, o le grosse operazioni fraudolente con il fondatore della Made in Italy Inc, Mariano Turrizi, e con componenti delle più antiche famiglie italiane (per le due operazioni erano disponibili oltre 6 miliardi di dollari di investimenti);
il fautore della ricchezza e del potere della Sesta Famiglia era Vito Rizzuto, figlio del patriarca Nick, uomo temuto e rispettato dalla criminalità organizzata nord-americana. «Il suo lavoro consisteva in gran parte nel farsi vedere, giusto per mostrare in giro il suo volto e presentarsi. Il suo lavoro raramente prevedeva più di quello». Scaltro, deciso e molto prudente, Vito, il boss gentiluomo, riuscì a fare della sua famiglia criminale una potente e temuta macchina di soldi, riversati in conti correnti bancari in Svizzera e in Liechtenstein;
nonostante le numerose indagini condotte dalla Polizia canadese, tutti i casi giudiziari contro uno dei Rizzuto si conclusero velocemente con un nulla di fatto. Gli interessi della Sesta Famiglia sono molto estesi, dal Canada agli Stati Uniti, dal Venezuela alla Colombia, dalla Svizzera, Germania e Gran Bretagna all’Inghilterra, dalla Cina, all’Algeria, Emirati Arabi a Cuba, dal Messico all’Italia, da Haiti al Belize.
Vito Rizzuto riuscì a non essere arrestato, fino a quando il collasso della famiglia Bonanno non lo trascinò davanti ad un tribunale statunitense. I rapporti tra la Sesta famiglia ed i Bonanno negli anni (dal 1995) si fecero sempre più freddi, al punto che addirittura la sesta famiglia riuscì ad oscurare completamente, sia per ricchezza, che per potere la famiglia Bonanno;
la Sesta Famiglia combina le tradizioni della Mafia siciliana con una moderna e solida struttura societaria, ne deriva così un’impresa mafiosa forte, stabile e in costante espansione. Ha abbandonato la superata struttura organizzativa di ordine militare, per una di ordine più familiare (si entra a far parte della organizzazione mafiosa non tanto con le antiche cerimonie di iniziazione, ma con matrimoni o promesse di matrimonio). Ne deriva così un senso di appartenenza solido, basato sulla fiducia, devozione e stima incondizionata, che protegge la struttura stessa dai devastanti tradimenti ed infiltrazioni. I Bonanno, infatti, messi duramente sotto pressione dalle forze di polizia americane, videro sgretolare il proprio potere, e la propria stabilità. Molti boss di primo livello dei Bonanno, ad iniziare dal capo famiglia Joey Massino, stretto alleato di Vito e formalmente suo superiore, una volta arrestati, decisero di collaborare con le autorità. L’aiuto di 4 pentiti di grande spessore criminale, tutti ex membri o associati dei Bonanno, portò alla disintegrazione della famiglia, e trascinò in rovina lo stesso Vito Rizzuto. Arrestato nella sua casa nel gennaio del 2004, Rizzuto fu estradato negli Stati Uniti e condannato al carcere. Attraverso un inaspettato patteggiamento e dichiarazione di colpa gli fu applicata una pena pecuniaria;
in contemporanea con la carcerazione del boss, la Sesta Famiglia ha subito un duro attacco da parte della Polizia canadese, che in diverse operazioni arrestò numerosi componenti di elevato spessore, mettendo a rischio la fitta rete di traffici. L’organizzazione è fortemente indebolita, ma ci sono molti importanti membri appartenenti al clan della famiglia Rizzuto che sono rimasti immuni agli arresti e che continuano ad operare.

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