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La Sicilia é su un terreno minato, ma Musumeci dimostri cosa da fare

“La Sicilia ha un indebitamento di 8 miliardi e 35 milioni di euro ed un disavanzo di quasi 6 miliardi di euro”.  Il neo governatore Nello Musumeci mette le mani avanti e prima di cominciare ad “operare” ufficialmente dopo le festività e l’inizio del nuovo anno, in una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans è stato chiaro. Senza […]

Pubblicato 8 anni fa

“La Sicilia ha un indebitamento di 8 miliardi e 35 milioni di euro ed un disavanzo di quasi 6 miliardi di euro”. 

Il neo governatore Nello Musumeci mette le mani avanti e prima di cominciare ad “operare” ufficialmente dopo le festività e l’inizio del nuovo anno, in una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans è stato chiaro. Senza troppi giri di parole e senza sfogliare libri dei sogni ha ammesso che “ci si muoverà su un terreno minato“.

Vogliamo portare avanti un’operazione verità“, ha spiegato ai giornalisti, “lo abbiamo fatto sui rifiuti, lo faremo sulle partecipate e via di seguito fino a febbraio perché i siciliani sappiano quale Regione abbiamo trovato tra le pieghe di un ente che si è piegato su se stesso e non ha trovato la forza di reagire“.

Secondo il leader di ‘#diventerà bellissima’, nel corso degli ultimi anni si è “campato alla giornata” per mancanza di una strategia complessiva e un Def insufficiente e deficitario.

Forse nulla di nuovo per i siciliani sempre più avvezzi ad informarsi e conoscere fino in fondo le dinamiche di palazzo.

Sono finiti i tempi delle segrete stanze e dei “giochi delle tre carte”, degli sperperi inqualificabili e talvolta non quantificabili, internet e le difficoltà quotidiane di ogni isolano hanno alzato il livello di attenzione delle famiglie, dei lavoratori, dei disoccupati, delle imprese operanti sul territorio che, adesso, hanno e pretendono un rapporto con la politica  diversa rispetto al passato, almeno in termini di risultati e concretezza.

Anche per questo Musumeci, che in questi giorni ha nominato Fabio De Pasquale suo portavoce, dovrà comunque dimostrare di saper fare meglio del suo predecessore. In cinque anni c’è tutto il tempo per non fallire negli obiettivi espressi in campagna elettorale, la politica e la mission di chi si candida è fatta per migliore le condizioni attuali e programmare il futuro con giudizio e crisma di buon amministratore.

Non alimentare aspettative, seppur sinonimo di lealtà, non deve rappresentare però la iustificationem perenne dei prossimi anni e qui Musumeci dovrà saper fare la differenza. Da Palermo ha previsto già una collaborazione col governo centrale, ma questo appare piuttosto scontato; semmai, tra le tante cose, bisognerà essere più decisivi nei tavoli che contano e saper battere i pugni in modo intelligente, senza barattare la dignità ed il futuro dei siciliani con interessi personali e trasferte romane che – in passato – sapevano più di viaggi di rappresentanza che di sostanza per le sorti della Regione.

Adesso c’è tanto da fare, nessuno più resterà a guardare, Musumeci ha un credito di stima della gente non indifferente, ma attenzione  potrà perderlo facilmente se la società civile siciliana si accorgerà che in questi anni governerà solo per status o per distribuire prebende e condannare l’operato dei suoi predecessori.

Il nuovo governatore di Militello Val di Catania è già avvisato.

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