Migranti Sea Watch, gli albergatori di Siracusa: “fateli scendere offriamo alloggio e lavoro”

Redazione

Siracusa

Migranti Sea Watch, gli albergatori di Siracusa: “fateli scendere offriamo alloggio e lavoro”

di Redazione
Pubblicato il Gen 29, 2019
Migranti Sea Watch, gli albergatori di Siracusa: “fateli scendere offriamo alloggio e lavoro”

Potrebbe sbloccarsi la vicenda della nave Sea Watch, al largo di Siracusa ormai da 11 giorni con a bordo 47 migranti. Dal ministro dell’Interno Matteo Salvini arriva infatti una prima apertura: “Sbarco degli immigrati? Solo se prenderanno la via dell’Olanda, che ha assegnato la bandiera alla Sea Watch, o della Germania, paese della Ong. In Italia abbiamo già accolto, e speso, anche troppo”.

Nel frattempo l’associazione “Noi Albergatori Siracusa” è pronta ad accogliere a proprie spese i 47 migranti che si trovano a bordo della Sea Watch finché “non sarà trovata l’adeguata soluzione politica a livello internazionale per la definitiva sistemazione”. E nel caso in cui dovesse ritardare o per qualsivoglia motivo non si trovi l’associazione si “assumerà oneri e costi, dopo l’avvenuto sbarco, per avviare i 47 migranti all’apprendimento della lingua italiana, con specifici docenti”; ad assicurare ai minori non accompagnati “una collocazione presso qualificate unità preposte”; la frequenza di corsi di addestramento per “avviarli successivamente alle attività lavorative tipiche dell’albergo”; e l’assunzione con “contratto stagionale, nel rispetto del contratto collettivo lavoro aziende alberghiere”.

In una lettera, indirizzata al prefetto di Siracusa, Luigi Pizzi, al sindaco Francesco Italia, e al comandante della Guardia costiera, Luigi Aniello, il presidente di l’associazione “Noi Albergatori Siracusa”, Giuseppe Rosano, spiega che “non è più ammissibile ritardare lo sbarco di esseri umani, imprigionati all’interno della Sea Watch. Da oltre 11 giorni le condizioni fisiche, psicologiche, di salute e anche igieniche dei migranti che si trovano a bordo della nave, sono messe a dura prova a causa delle ristrette libertà di movimento offerte dall’imbarcazione”. Una condizione i precarietà aggravata dal fatto che si tratta di persone che hanno “subito abusi, torture e malversazioni nei campi di detenzione in Libia. Quello che più manca a queste persone – dice Rosano – è l’aiuto immediato, il bisogno del calore umano, il diritto a un’esistenza dignitosa, il rispetto dei diritti umani”.


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