25° anniversario della morte di Giuseppe Borsellino, Libera e don Ciotti a Lucca Sicula: Per non dimenticare
“Fare memoria è un impegno, un dovere che sentiamo di dover rendere a quanti sono stati uccisi per mano delle mafie, un impegno verso i familiari delle vittime, verso la società tutta ma, prima ancora, verso le nostre coscienze di cittadini, di laici e di cristiani, di uomini e donne che vivono il proprio tempo […]
“Fare memoria è un impegno, un dovere che sentiamo di dover rendere a quanti sono stati uccisi per mano delle mafie, un impegno verso i familiari delle vittime, verso la società tutta ma, prima ancora, verso le nostre coscienze di cittadini, di laici e di cristiani, di uomini e donne che vivono il proprio tempo senza rassegnazione”. (Don Luigi Ciotti)
Lucca Sicula si prepara a vivere un giubileo doloroso, tinto di sangue, ricorre infatti il 25° anniversario dell’uccisione di Giuseppe Borsellino, un uomo semplice e onesto lavoratore. La famiglia Borsellino, attraverso la voce di Antonella, figlia di Giuseppe e sorella di Paolo (ucciso nello stesso anno, a distanza di pochi mesi), chiede che venga riconosciuto lo status di vittima della mafia a Paolo, ad oggi negato.
Secondo la Prefettura di Agrigento, essendosi ormai concluso l’iter della pratica, e non essendoci stati nuovi atti, anche se i giudici affermano che Paolo è vittima della mafia, non può ottenere lo status. Per la morte di Paolo non si è mai celebrato un processo, le indagini furono archiviate a carico di ignoti. Nonostante siano trascorsi 25 anni, il dolore non passa mai per la morte di un padre e di un fratello.
Paolo Borsellino è un giovane imprenditore, affronta difficoltà economiche per avviare la sua attività, ma il peggio arriva quando le cosche si infiltrano nella sua azienda. Paolo perde la vita senza rendersi conto di quello che succede. Il suo corpo verrà ritrovato in macchina dai familiari: era il 21 aprile del 1992. Dopo la sua morte il padre, Giuseppe (che verrà ucciso pochi mesi dopo, il 17 dicembre dello stesso anno), non tace, subito si reca dagli investigatori a raccontare delle minacce subite e delle intimidazioni che avevano ricevuto.
Antonella Borsellino, oggi porta la storia della sua famiglia in giro per l’Italia, nelle scuole, anche grazie a “Libera” e a Don Ciotti – «Raccontare la storia di mio padre e di mio fratello è importante, è un modo per ricordare due persone dimenticate da tutti e chiedere che venga fatta giustizia».
Racconta ancora che dopo gli omicidi del fratello prima, e del padre poi, la sua famiglia fu lasciata sola: dallo Stato, dagli amici e dal paese . Paolo aveva 32 anni, Giuseppe 54. Si occupavano di calcestruzzo, le mani di Cosa nostra arrivarono anche nel piccolo mercato di Lucca Sicula. Moriranno per difendere la loro impresa, messa in piedi con i sacrifici di una vita, non accorgendosi che i loro concorrenti di settore giocavano sporco ed erano diventati i loro carnefici. Magari lo avevano capito, ma con la forza dell’onestà, della lealtà, volevano ugualmente portare avanti i loro progetti.
Giuseppe fu ucciso nella piazza principale del paese, in maniera plateale, come a mandare un segnale. Oggi la famiglia non è più sola, ha dalla loro parte la voce e le forze di altre famiglie che hanno perso padri, mariti, figli o fratelli; ha dalla loro parte la voce di tanti onesti cittadini che con “Libera” si danno da fare, grazie a Don Luigi Ciotti queste voci non cadono nell’oblio, ma vengono ascoltate, hanno la possibilità di raccontare e di far conoscere la propria storia, senza filtri, affinchè i più giovani possano capire il valore di una “schiena dritta”, e del farcela con le proprie forze. Per la morte di Giuseppe Borsellino c’è stata una condanna definitiva per la responsabilità, per Paolo l’indagine è stata archiviata. La mafia di oggi spara di meno, è una “mafia 2.0”, più di “penna” che di “lupara”. L’associazione “Libera” si impegna a fare memoria di tutte quelle vittime della mafia, a fare memoria delle loro storie, affinchè le loro vite, fatte di sacrifici onesti, anche quando tutto sembrava remar loro contro, non siano stati vani. Non ci sono vittime di serie A, e vittime di serie B, ogni singola vittima va ricordata, per contrastare la violenza.





