Catania

Blitz della polizia: il medico, l’avvocato e la droga nel carcere di Agrigento: 22 arresti 

Coinvolto anche un avvocato che avrebbe consegnato droga nel carcere di Agrigento ad un detenuto al vertice del clan

Pubblicato 22 ore fa



Maxi operazione antidroga della polizia di Stato, coordinata dalla procura di Catania. Ventidue le misure di custodia cautelare per un vasto traffico all’ombra della mafia, realizzato anche all’interno delle carceri dell’Isola, utilizzando persino droni per smerciare stupefacenti e telefonini. Coinvolti un avvocato catanese e un dirigente medico della casa circondariale di Noto ritenuti complici della banda, destinatari pure loro di ordinanza cautelare. Contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’essere armata, dalla presenza di piu’ di dieci associati, nonche’ di acquisto, detenzione e cessione di stupefacenti, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo, lesioni personali e minacce aggravate, con l’aggravante del metodo mafioso. Altre quattro persone devono essere sottoposte agli interrogatori preventivi. A eseguire il provvedimento sono stati gli agenti della Squadra mobile, coordinati dal Servizio centrale operativo. Il gruppo criminale e’ composto prevalentemente da giovani leve, a cui e’ contestato l’utilizzo del metodo mafioso; ad alcuni anche l’aggravante di avere agevolato il clan mafioso dei Cappello-Bonaccorsi, attivo nella provincia catanese, con base operativa al Villaggio Sant’Agata.

AGGUATI E SPARATORIE, IL FAR WEST DELL’ETNA

Le indagini sono partite dalla sparatoria della primavera del 2022 nei pressi del locale notturno catanese Ecs Dogana, le cui risultanze hanno determinato l’esecuzione il 9 agosto 2022 di ordinanze di custodia cautelare in carcere, a carico di cinque persone (di cui quattro destinatari pure della misura di oggi) all’epoca chiamati a rispondere di rissa e lesioni personali, aggravate dall’uso di armi, detenzione e porto in luogo pubblico di piu’ armi comuni da sparo. Le ragioni della rissa degenerata in sparatoria, risalivano alla notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, quando alcuni ragazzi, ritenuti vicini al clan Mazzei, dei Carcagnusi, avrebbero impedito a un noto cantante neomelodico catanese, parente di un esponente di rilievo del clan Cappello-Bonaccorsi, di esibirsi insieme al trapper Tony Effe. Nel corso di tali indagini, oltre all’indiscussa leadership di uno dei destinatari dell’attuale misura e alla struttura gerarchica dell’organizzazione (con suddivisione di ruoli e compiti tra affiliati) e’ emerso il coinvolgimento della compagine criminale in una estesa attivita’ di spaccio di stupefacenti, con piazze di spaccio al Villaggio Sant’Agata, Librino e a San Cristoforo.

FAIDE ARMATE

Nel seguito delle indagini, a partire dal 14 giugno 2023 si sono registrate una serie di sparatorie, al Villaggio Sant’Agata e Librino, ritenute dagli inquirenti collegate da un punto di vista indiziario ai fatti violenti e ai contrasti presso la Ecs Dogana. In particolare, agguati armati, con la contrapposizione di due opposte fazioni interne al gruppo, tra chi voleva punire un membro ‘infedele’ e chi avrebbe preso le difese di quest’ultimo. Determinante e’ stato il monitoraggio di una donna, legata da vincoli di parentela a uno dei protagonisti che avrebbe raccontato, a familiari e parenti, i fatti. In seguito si e’ registrato un vero e proprio scontro armato nel pomeriggio del 16 giugno 2023, al Villaggio Sant’Agata Zona A, tra le due distinte fazioni. In questo scenario, caratterizzato da un impressionante uso di armi, va inserito un altro episodio di esplosioni d’arma da fuoco del 21 giugno 2023: in conseguenza a una disputa insorta per un debito non pagato di 500 euro, una delle fazioni sarebbe intervenuta a favore del debitore, impedendo di fatto il recupero del credito. E’ cosi’ scattata la reazione armata il 22 e 25 giugno 2023 a Camporotondo Etneo, presso una palazzina crivellata da numerosi colpi di arma da fuoco, anche di grosso calibro, con la partecipazione di vari destinatari della misura. Accertata l’espansione delle attivita’ illegali: oltre al giro di stupefacenti in abitazioni nel quartier generale del Villaggio Sant’Agata e Librino, anche l’introduzione nelle carceri dell’Isola di stupefacenti, telefonini e sim, sfruttando il contributo determinante di professionisti ed esperti nel manovrare droni nonche’ l’invio di corrispondenza in carcere con quantitativi di droga. 

L’AVVOCATO E IL MEDICO

In particolare, e’ emersa la figura di un avvocato catanese – raggiunto da ordinanza cautelare – che e’ risultato gravemente indiziato dell’introduzione nel carcere di Agrigento, dove era detenuto un componente di vertice del clan, di stupefacente per la successiva commercializzazione in carcere. E’ inoltre emerso il tentativo di utilizzare un dirigente medico in servizio presso la casa circondariale di Noto, raggiunto da misura cautelare, per recapitare droga e sim nel carcere di Noto in favore di altro appartenente al gruppo, nascoste in palloncini di plastica, contenenti pesce e carne. Numerosi gli ulteriori riscontri, grazie ai quali sono stati posti sotto sequestro quantitativi di crack, cocaina, hashish e marijuana, materiale per il confezionamento, la lavorazione e la sicurezza delle case di spaccio, un drone, dispositivi telefonici, sim e munizionamento di armi di diverso calibro. L’operazione dunque riguarda un gruppo, collegato attraverso alcuni suoi componenti al clan mafioso Cappello-Bonaccorsi non piu’ incentrati sulle consuete ‘case di spaccio’, ma ricadenti anche in altri ambiti, come le strutture carcerarie, dove gli appartenenti reclusi sono riusciti ad ampliare il volume di affari, intercettando clientela nelle carceri, alla quale venivano imposti prezzi esorbitanti, considerato che uno smartphone poteva essere venduto a un prezzo anche 15 volte maggiore rispetto a quello di mercato. Ulteriore dato investigativo emerso, e’ rappresentato dalla intercettazione in diretta dell’audio di una canzone scritta da un neo-melodico vicino ai sodali, il cui testo ripercorreva in l’intera vicenda dell’Ecs Dogana

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