Agrigento

Maddalusa, emergenza eterna: ma finiamola con le ipocrisie e gli scaricabarile

Periodicamente si torna a parlare della borgata totalmente abusiva, con le ruspe che tornano ad incombere sul destino di decine di abitazioni

Pubblicato 57 minuti fa

Alla fine è stato necessario sentirlo dire dalla viva voce dell’assessore regionale Francesco Colianni (che ha ripetutamente ringraziato il prefetto Salvatore Caccamo e mai il sindaco Michele Sodano, e non solo per garbo istituzionale) che a Maddalusa il problema non è idrico, ma urbanistico. Centinaia di chilometri percorsi sulle acciaccate strade siciliane per rappresentare a tutti l’ovvio che qualcuno sembrava non voler vedere, soprattutto a Palazzo dei Giganti.

Ed è stata necessaria una riunione con le massime istituzioni locali e regionali per stabilire ancora una volta l’ovvio: ai fragili va concessa l’acqua in modo temporaneo, mentre tutti coloro che risultano non occupare in modo legittimo la casa in cui vivono, che siano o meno residenti, che sia o meno la prima casa, dovranno trovare un’alternativa. Una decisione che, tra l’altro, non dovrebbe stupire nessuno, perché si tratta della determinazione a cui si era già giunti al termine del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di una settimana fa. La nota formale della Prefettura diceva che il Comune potrà concedere “su richiesta da parte degli interessati, l’approvvigionamento straordinario per il tempo strettamente necessario a definire il procedimento di valutazione dello stato dell’immobile, procedimento che potrà comportare l’immediato sgombero dell’immobile qualora dovesse essere accertata la mancanza delle condizioni per l’abitabilità”. 

Condizione questa che non è cambiata: sono passati sette lunghissimi giorni senz’acqua, per chiarire quello che era definito. E se, dicevano i latini, in claris non fit interpetratio, in questo caso invece sembra proprio che il Comune e il suo sindaco volessero avere quantomeno la piena agibilità da parte degli enti preposti per adottare un provvedimento che è, a tutti gli effetti, un topolino partorito dalla montagna.

E adesso che succederà? Di demolizioni oggi non si è parlato, ma la parola aleggiava ovviamente sospesa, pronta ad essere pronunciata. Perché quella è, oggettivamente, la prosecuzione naturale di questo percorso, al netto dei “ma” e delle innumerevoli e creative soluzioni, controipotesi e provocazioni che ogni volta che le ruspe vengono accese si calano sul tavolo: la “vera zona A” riguarda anche il viale della Vittoria; bisogna riperimetrare il Parco; anche il viadotto Morandi è abusivo; il decreto Gui-Mancini è stato abrogato eccetera eccetera. Di tentativi di gettarla in caciara in questi anni se ne sono contati decine, ma con un unico risultato finale: Maddalusa è un borgo quasi integralmente abusivo, e come tale va demolito se applichiamo le leggi attuali. Non una valutazione che possa risentire delle opinioni personali, dei distinguo, dei principi di “giusto o non giusto”: solo l’applicazione della norma.

Così alla fine, sgomberando il campo dall’ipocrisia, forse è il momento che chi ha applicato il concetto di “Mura e futtitinni” vada a bussare (in modo non figurato, ovviamente) alla porta del politico, o funzionario pubblico, che gli ha detto di farlo e gli chieda, con determinazione: “E adesso che succede?”. Se la politica vorrà, potrà ragionare di una sanatoria tombale per la Zona A. Non facile, ma possibile. Realizzabile solo assumendosene la responsabilità diretta: azzerare 50 anni di abuso edilizio con un colpo di spugna. Ma nel frattempo, probabilmente, le prime case inizieranno ad essere abbattute, per quanto l’esperienza di questi anni ci insegna che, tolta qualche vittima sacrificale, la macchina si ferma sempre poco dopo l’avvio: l’ennesima ingiusta disparità di questa vicenda.

Siamo chiari: il sindaco di Agrigento è Michele Sodano. A lui si deve chiedere di agire per continuità amministrativa. A lui si chiede il coraggio di prendere decisioni in un senso o nell’altro: e poco vale la giustificazione che è così da sempre e non è colpa sua, giacché quando Controcorrente e l’area progressista ha partecipato alle elezioni sapeva che prima o poi, forse, si sarebbe dovuta occupare anche di questo.

Forse solo sperava di farlo con meno fretta.

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