“Carta di Agrigento”: alziamo il sipario sulla musica

Diego Romeo

Agrigento

“Carta di Agrigento”: alziamo il sipario sulla musica

Intervista di Diego Romeo alla prof. Rita Capodicasa, pianista e autrice di “Gli amici della musica ad Agrigento”
di Diego Romeo
Pubblicato il Giu 1, 2019
“Carta di Agrigento”:  alziamo il sipario sulla musica

Premessa: “Valorizzare il ruolo della cultura e della tutela del paesaggio nella definizione e affermazione dell’identità europea; Dare centralità ai comuni istituzioni più vicine ai cittadini e al territorio nell’attuazione delle politiche culturali; Facilitare l’accesso dei cittadini alla cultura incentivando i consumi culturali con particolare riferimento alle giovani generazioni; Aumentare nella nuova programmazione dei fondi europei a favore delle aree in ritardo di sviluppo, gli investimenti a favore della cultura prevedendo anche il  sostegno di azioni di restituzione ai cittadini del patrimonio diffuso con il partenariato pubblico privato e sociale e il rafforzamento dei presidi culturali di base in particolare biblioteche di pubblica lettura; Sostenere lo sviluppo delle relazioni in campo culturale fra i paesi del mediterraneo anche con riferimento alle azioni di diplomazia culturale.

Sono questi alcuni tra i temi proposti dalla “Carta di Agrigento” che qualche settimana  fa sono stati firmati dal sindaco di Agrigento Calogero Firetto e dal presidente Anci Enzo Bianco  a conclusione di una “due giorni” che ha messo a disagio (dichiarato) i relatori, per raggiungere la nostra città.

Se di cultura bisogna parlare, ma di quella concreta senza la “fuffa” di città della cultura, occorre recuperare il meglio di  un passato che non siamo riusciti a gestire e che ha proposto (quando non imposto) alla propria clientela, al proprio pubblico, una precisa ideologia politica. Per inciso, bisognerebbe ripartire recuperando  l’annuale Convegno pirandelliano e il Premio cinema-narrativa “regalati” alla città di Palermo. Per non parlare della “Settimana pirandelliana” ignominiosamente dimenticata. Oggi più che mai, occorre pensare ad una cultura che agisca con la coscienza del luogo in cui si vive, della società in cui si vive, delle risposte che si devono dare a quella società. L’ex sindaco di Catania Enzo Bianco che è vicepresidente del Comitato delle Regioni e presidente del Consiglio nazionale Anci, ha annunciato che ”L’evento di Agrigento sarà il primo passo verso una nuova proposta di agenda europea per la cultura che metta al centro i Comuni e autonomie locali, per la loro natura di terminale istituzionale di base, quali elementi fondamentale delle politiche culturali”. Agenda europea?  

Di quale Europa, il dibattito è inspiegabilmente (?) cauto e le elezioni sono ormai prossime. Ma a quali “conseguenze” culturali  approderà  il dibattito  su la “Carta di Agrigento”? Quello solito neoliberista (ma è un eufemismo) associato a una serie di aspettative su come e in che modo la città debba vendersi, vendere i suoi abitanti e vendere la sua cultura, in modo da attrarre il più possibile investimenti? Ci troveremo ad affrontare ancora la corsa delle città a mettere in atto queste strategie, e diventare quindi “la più creativa tra le città creative”?  Troveremo qualcuno che, invece, guarderà alla città come al luogo della produzione culturale (senza caporalati cooperativistici) che  implica un set differente di presupposti e  di desiderata su quello che significa “la città creativa”? O assisteremo ancora alla prepotenza di una economia che spegne politica e cultura? Certamente, da oggi in poi,  si assisterà alla prova del nove di chi  inquadra la città creativa come capace di risolvere i problemi posti dalla   società contemporanea . Non vorremmo sbagliarci, sarà l’ultima chance per ripensare ad  una  “governance” che insieme ai cittadini decida su costi e benefici, su “rigassificatore si o no”,(con o senza i cinesi) su “aeroporto si o no”. Si spera senza le lacerazioni trentennali come sta accadendo per la ( maledettissima o benedettissima) Tav. Intanto qualche settimana fa ,  gli aspetti paesaggistici sono stati affrontati in un convegno di “Italia Nostra” agrigentina e se ne discute anche all’interno delle associazioni agrigentine dove serpeggia ormai una sorta di parola d’ordine, quasi uno slogan che sicuramente ci porteremo fino alle politiche: “Non votare chi tace su aeroporto e rigassificatore”. Nella prima puntata abbiamo raccolto testimonianze e interventi dei segretari provinciali (Saia, Raso e Acquisto) di  Cgil, Uil, Cisl e del Sindacato Librai Accurso Tagano: nella seconda gli interventi di Alessio Lattuca (Confimpresa), Nino Lauretta Centro Studi pirandelliani, Gerlando Gibilaro  consigliere comunale, Emanuele Farruggia presidente Consorzio turistico Valle dei templi. Nella  terza puntata le interviste a Marcella Carlisi consiglieracomunale del Movimento 5Stelle e Giuseppe Di Rosa di “Mani libere”. Nella quarta puntata gli interventi dell’on. Matteo Mangiacavallo del “Movimento 5Stelle”, dello scrittore Paolo Cilona presidente Cepasa; di Francesco Picarella (presidente Confcommercio Agrigento); Silvio Alessi imprenditore settore marketing promozionale; nella sesta puntata Stefano Milioto presidente Centro studi pirandelliani e Giovanni Proietto titolare della gallery “A Sud arte contemporanea”). 

In questa settima puntata la prof. Rita Capodicasa (pianista e autrice di “Gli amici della musica ad Agrigento”).

Sin da quando nel 490 a. C. il celebre musico dell’antica Akragas, Mida, vinse la gara auletica a Delfi, la nostra città ha vantato esempi di impegno e protagonismo nell’espressione artistico-musicale di cui però, ahimè, si sono perse le tracce, ciò a causa di chi non ha ritenuto opportuno che il settore meritasse una memoria storica. Abbiamo avuto modo  di leggere il  bel libro “Gli amici della musica ad Agrigento”, della prof. Rita Capodicasa che conferma “un  vuoto di documenti che avrebbero testimoniato l’attività  comunque esistita in passato nella nostra città”. 

Ciò nonostante, nel libro si può individuare come la tradizione musicale abbia seguito due filoni: quello della musica sacra con la tradizione della Schola Cantorum attorno la Cattedrale di Agrigento e quello della musica profana attorno il Teatro Regina Margherita ora Teatro Pirandello. Di tutto questo abbiamo voluto discutere con Rita Capodicasa che  rappresenta per i nostri lettori la testimone più attendibile  della tradizione agrigentina nel settore della musica classica. 

“Nel libro si parla anche delle bande musicali che riecheggiavano alla Villa Garibaldi guidate da maestri come Virgilio Lizzi, padre dell’unico grande compositore che vantiamo e di cui non rimane oggi grande memoria a causa del disinteresse di quanti preferiscono valorizzare altri generi più leggeri seppur dignitosi ma pur sempre meno importanti , a nostro parere,  nei confronti della Grande Musica: sto parlando delle valide opere liriche di Michele Lizzi ,(1915-1972) di cui oggi gli agrigentini ricordano il nome solo per la villetta intitolata a lui in fondo al Viale della Vittoria e abbandonata all’incuria. I cori di” Pantea, “l’Amore di Galatea” e “La Sagra del Signore della Nave”, su testo quest’ultimo di Pirandello, vibrano di quella grecità  che meglio di ogni altra sa rendere una musica appunto basata sui modi tonali greci e ispirata al mito greco nella trama e nei personaggi .Oggi la musica di Lizzi non viene più eseguita  se non dalla sottoscritta che in più occasioni ha proposto con coraggio i brani di Lizzi complessi e non facilmente fruibili per un pubblico abituato al solito repertorio ma che ha apprezzato l’atmosfera suggestiva dello stile pizzettiano e dei modi greci del nostro ; fra questi  l’Andante della Sonata in La, eseguito anche in occasione di Agrigento capitale della cultura 2020 con Katia Ricciarelli , ciò al fine di continuare ed elevare la nostra tradizione e tale da non dimenticare i livelli sui quali si è attestata in passato  senza scivolare nella mediocrità”. 

Oggi, sul piano musicale, cosa offre Agrigento? 

“Se pensiamo un attimo a quando, negli anni 80, nei pressi della rotonda Giunone ascoltavamo le grandiose esecuzioni delle Panatenee con prestigiose orchestre e pure i concerti di musica da camera degli Amici della musica, oggi tocchiamo con mano, a nostro avviso, una netta regressione del livello di offerta, sia nella musica da Camera e sinfonica sia nell’attività che si dovrebbe concentrare attorno i luoghi deputati primo fra tutti il Teatro Pirandello. Qualche tentativo è stato fatto da parte della Fondazione del Teatro stesso che ha promosso una stagione di musica da camera vera e propria  mai svolta prima  e realizzata  nel 2016 grazie all’energia e volontà della sottoscritta  e del prof, Pippo Flora presso il foyer Pippo Montalbano del Teatro Pirandello , una  lodevole iniziativa che è stata seguita con successo dal pubblico agrigentino con eccellenti artisti della provincia e di tutta la  Sicilia. Ad oggi non ha avuto un seguito a causa  di mancanza di fondi o altro. L’unico tentativo che oggi si nota riguardo la Fondazione è l’allestimento di un’orchestra e coro costituita da giovani che si affacciano a questo mondo, non sostenuta da eventi che hanno una continuità in una vera e propria stagione, ma frammentati a qualche saltuario ed apprezzabile  evento pubblico”.

Il Parco Archeologico, però, ha cercato di ovviare con una rassegna che ha visto anche lei protagonista.

“Si, l’unica proposta valida al momento in cui scriviamo è la rassegna “Mito e musica al museo”, le Domeniche al Parco, promossa dall’architetto Giuseppe Parello, già promotore in passato di eventi musicali all’interno del Parco archeologico; adesso, come direttore appunto del Museo Pietro Griffo, vuole lanciare l’idea di  un percorso di ascolto guidato con cui tutte le prime domeniche del mese il Museo si apre  allo scambio intellettuale con la città  e ai turisti, con ingresso gratuito  e un concerto pomeridiano dove si presenta una tematica  collegata alla mitologia classica secondo le raffigurazioni iconografiche da esse ispirate. Tutto attorno al cuore stesso del Museo, la sala Zeus, simbolo della riscoperta del mondo antico rivissuta da parte della moderna cultura europea. Ogni concerto presenta un tema con una selezione di musiche appositamente ispirate come nel primo concerto dal titolo” Scene pastorali: ninfe, fauni, Ciclopi” realizzato domenica 7 Aprile dalla pianista Marisa Bonfiglio e il flautista Antonio Curcio con grande affluenza e apprezzamento di pubblico. Non meno successo ha riscosso il secondo concerto svoltosi il 5 Maggio , prima domenica del mese, col tema incentrato sulla donna” Le Muse: il mito greco e la Donna come fonte di ispirazione nell’Arte”, da me promosso e che ha illustrato le sue ricerche a livello musicologico oltre che esecutivo sulle Compositrici  e figure femminili nell’opera lirica;  sono intervenute anche le voci soprano di Caterina Pistone e Sara Chianetta  accompagnata dal maestro Antonello Manco. Si proseguirà la prossima domenica 2 Giugno con un altro tema e validi musicisti per poi continuare in autunno. Tra le attività promosse dal Parco si segnala la rassegna Euterpe che appunto richiamandosi al mito greco già dal nome vuole raccogliere le migliori energie delle orchestre delle scuole ad indirizzo musicale della provincia e non solo stimolando i giovani al valore formativo ed associativo della Musica al cospetto dei nostri Templi”.

Per ritornare a quei due filoni di tradizione di cui parlavamo,  la troviamo  oggi una continuità?

“La continuità oggi nel filone della musica sacra la riscontriamo nell’attività del Coro di Santa Cecilia che promuove eventi di livello scontrandosi con enormi difficoltà che sono sempre quelle economiche. Scontato dire che mancano i fondi a tutti i livelli come nel settore della promozione di giovani desiderosi di esprimersi anche in altri generi; da segnalare in questo caso l’idea originale di Lello Casesa che all’interno del Progetto identità siciliana in collaborazione col gruppo Val d’Akragas, ha promosso un evento dove le scuole superiori della città potessero esprimere artisticamente il valore di Donne che hanno lasciato il segno nella nostra terra. L’Ensemble musicale del nostro liceo” Politi”, dove promuovo progetti di incontri tra letteratura e musica, ha riscosso grande successo nel riprendere la figura di Rosa Balistreri cantautrice folk della nostra terra attraverso i legami con la letteratura e gli altri linguaggi. Anche il liceo musicale Majorana rappresenta una valida realtà per i giovani che hanno l’”ardire” di cimentarsi nell’arduo compito di approfondire seriamente gli studi musicali , non attraverso canzonette improvvisate nei piano bar o negli altri generi leggeri ma nel volere avere una base che come quella classica è l’unica che può far definire qualcuno un “musicista” a tutti gli effetti”.

Cosa possiamo proporre per la musica ad Agrigento?

“Come già si evince da quanto detto, emerge un panorama poco stimolante che, se non privo di potenzialità , specie nelle giovani generazioni, o finisce per scoraggiarli facendoli desistere dai loro sogni o finisce per indirizzarli ad una scelta, l’unica possibile per avere un futuro, cioè andare ad offrire fuori il proprio talento. Se si volessero azzardare proposte ambiziose ma normali secondo una prospettiva di crescita culturale si potrebbe pensare a Progetti finanziati dall’Ente Parco o dalla Comunità europea che vuole valorizzare le realtà locali con la promozione di eventi culturali in genere, oltre che squisitamente musicali, dove tutte le arti si possano incontrare come la danza, la musica, la pittura, la poesia  e la  scrittura.  Basti pensare alle opere monumentali di Luigi Pirandello che spesso sono state musicate ma senza riscontro. Oppure si pensa al Convegno pirandelliano allargato a convegno sugli scrittori della nostra terra, insieme a Sciascia e Camilleri ed altri ancora; poi un evento dedicato al nostro Michele Lizzi all’interno della sala a lui dedicata all’interno del Museo archeologico con un’orchestra che esegua i suoi brani sinfonici. Non ultimo un progetto dedicato alla scuole dove gli alunni possano fruire di percorsi didattici e di fruizione diretta delle arti con lezioni-concerto e una stagione concertistica destinata agli studenti opportunamente guidati da musicisti e docenti competenti. Insomma, la musica, come espressione del Divino è un inno alla libertà, alla condivisione con gli altri , essa ci fa viaggiare al di là dello spazio e del tempo ma soprattutto ci identifica come popolo. Il Paese che non valorizza la Musica nel giusto modo è un Paese che non può avere futuro perchè non in grado di riconoscere il merito, non incentivarlo e dove la prevaricazione e l’ignoranza trovano terreno fertile per diffondersi e moltiplicarsi. Rimanere vicini alla Musica ci aiuta a superare le difficoltà della vita e le miserie del mondo”.


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