Agrigento

Dispenza: “Io pronto a candidarmi per l’Area Progressista, ma serve entusiasmo”

Il portavoce fa il punto sulla situazione del progetto, tra alleati che sono già andati via e tensioni dentro il Partito Democratico

Pubblicato 1 ora fa

E’ stato, fin dal primo momento, il volto del progetto di un’Area Progressista e, almeno per alcuni, era la candidatura su cui costruire la tanto auspicata (a sinistra) alternativa alla destra cittadina. Nuccio Dispenza dopo mesi da “portavoce” del progetto non ha ancora ricevuto un’investitura ufficiale per un ruolo per il quale era stato fin dal primo momento coinvolto, quello da candidato sindaco di Agrigento, ma si dice comunque pronto ad essere parte attiva di una proposta che ridia, sostiene, “dignità” alla città e all’elettorato non solo di sinistra, ma anche ai tanti cittadini che non partecipano più al voto perché scontenti e scoraggiati.

Grandangolo lo ha ascoltato in questa lunga intervista che vi proponiamo nel pieno dello scontro interno al PD – e non solo -.

Dispenza, il Centrodestra, pur spaccato al suo interno, sembra voler lavorare per una candidatura unitaria. Quale è la situazione invece dell’area progressista?

“Quando all’inizio dell’estate è mi stata rappresentata l’idea di partecipare al progetto di un’area progressista che andasse oltre i confini di quello che potrebbe far presupporre “aria progressista”; che riuscisse a intercettare in città quanti comunque hanno voglia di un cambiamento quanti hanno voglia di tornare a votare, intravidi la strada giusta per provarci. Naturalmente andando avanti si riscontra, strada facendo, la difficoltà della politica di tenere il passo con la realtà; con la realtà agrigentina, che non è una realtà facile. E in questa ultima fase abbiamo sofferto la distanza tra i tempi della politica dei partiti e la realtà che pressava per aver risposte. Rimossi, allora, le perplessità verso un mio un impegno personale, lo feci per l’amore di questa città, e sentendo la rabbia per come la città è stata ridotta da una presunta classe politica, pensata, formata e decisa soltanto da alcune famiglie politiche, che tessono alleanze tra loro, e tessono guerre tra loro. In questo progetto ora ci sono, vedremo nei prossimi giorni e nelle prossime ore se questo progetto si dispiegherà, e se ci sarò”.

Lei entrò come portavoce, ma non era quello il ruolo inizialmente pensato..

“L’idea è stata mia, per iniziare a lavorare e far maturare le cose, per dare da subito un segnale alla città che c’era un progetto. Mi ha emozionato la risposta da parte della città. Agrigento è una città difficile, ma la sensazione che ho avuto dal rapporto diretto con i cittadini posso dire che questa è una città che forse, finalmente, ha voglia di cambiare. Quando dico area progressista non è solo una somma di forze politiche, credo ci sia in città una vasta area che può interessare anche settori fin qui riconducibili al centrodestra. C’è una città per bene che è stanca della sciatteria, della mancanza di trasparenza,  e di un rapporto con la politica che si tesse nei bar, dove ci sono i ricevimenti di amici e clientela. Una città che è stanca di politici che convocano nella hall di un albergo per intruppare persone, ricompensandole – senza aver fatto i conti con l’oste – con la promessa di assessorati e presidenze. La politica del centrodestra, quella che ha distrutto l’immagine della città nel 2025 , sta lavorando così, e certamente non c’è unità, anzi, c’è una guerra dentro i partiti. Se vogliono arrivare ad una candidatura unica vuol dire che hanno paura di dover affrontare una nuova realtà politica con la P maiuscola che chiede il cambiamento e presenta il conto a chi ha fatto danni. Hanno paura che la corsa al post Micciché non sia così facile. Hanno paura e provano a serrare le file. Io non so quanto sarà facile, e se riusciranno a farlo, ma anche se riuscissero a farlo io sono sicuro che una risposta della città ci sarà”.

Quindi tornando al suo ruolo, lei dice: “Io ci sono, ma…”

“Io voglio che sia moltiplicato l’entusiasmo, che sia moltiplicata la passione, che sia moltiplicata la determinazione che mi chiamò. In questi mesi abbiamo predisposto un programma che risponderà in modo completamente diverso dal centrodestra a tutti i problemi della città. Certo, sarà un’impresa cambiare le cose per come hanno ridotto Agrigento. Ma se siamo guidati da principi come legalità e trasparenza, da progettualità e competenza, tutti questi valori sotto il cielo dell’assoluta indipendenza… Tra l’altro Agrigento, nel punto in cui è, può solo seguire questa strada per uscire dal baratro”.

Controcorrente fuori dall’area progressista a livello regionale è stata la prima defezione rispetto al progetto.

“Ho la sensazione che le forze politiche, Controcorrente compresa, non guardino al voto di Agrigento come qualcosa di prioritario, e traguardano la loro azione alle regionali, come se fosse quello l’unico obiettivo. A loro dico che le regionali si costruiscono dando solidità alla presenza nei comuni, e in un Comune emblema come Agrigento. Io sono convinto che le forze progressiste unite, se si misurano su Agrigento e qui costituiscono qualcosa di importante, questo patrimonio se lo ritrovano alle Regionali. Se sottovalutano la sfida di Agrigento, che ha un valore regionale ma anche nazionale per il danno che a questa città è stato arrecato nell’anno di Capitale della cultura; se capiscono il valore di quanto ho detto, tutte le forze ne avranno vantaggio, sia a Palermo che a Roma”.

Del resto La Vardera ha avuto per lei parole positive, definendola persona per bene e ringraziandola per il lavoro fatto, ma le contesta una scarsa “impetuosità”.

“Io sono contro gli strilli, da qualunque parte vengano, ma soprattutto sono contrario se questo accade ad Agrigento. La politica si deve fare con stile e garbo. Ismaele La Vardera, è stato assai carino, seppur non ci conosciamo, mi ha chiamato per nome, anzi col diminutivo, mi ha detto che sono rispettabilissima e per bene, ha aggiunto che non sarei impetuoso. Fammi dire che ad Agrigento non  serve un Rocco Siffredi, semmai passione, intelligenza, capacità di governare un gruppo di lavoro competente che lavori in libertà, senza interferenze, sul binario della legalità e della trasparenza, e con idee per la città. Credo siano queste più che altro le cose che servono, ancor prima dell’impetuosità…

A proposito di impetuosità. Da dentro il PD alcuni le rimproveravano l’apporto alla sua candidatura del già avvocato Giuseppe Arnone, che con video e post social attacca chi la critica. E’un modo per farla fuori dai giochi?

“Tu lo dici… Io non ho sponsor, non considero sponsor nemmeno i partiti, figurarsi una singola persona, che è libera dire quello che vuole, rispondendone. Mi rifaccio sempre alla frase di un pensatore del secolo scorso:”Io sono io, io sono la mia libertà”… Credo che chi mi conosce sa come la penso…Mi permetto di aggiungere che il problema di Peppe Arnone non è mio, il problema è del PD. Perché credo ci sia una querelle intorno ad una tessera, che credo sia un caso unico in Italia: non credo ci sia in tutto il Paese una persona che ci tenga così tanto ad una tessera di un partito… Rispetto a questa richiesta, il problema è del Pd capire cosa fare… Condivido lo stile, il merito e i tempi dei suoi interventi? No! Condivido la sua insistenza nello sposare la mia candidatura? Direi che ha sbagliato tutto, modi e tempi, ma ognuno è libero di sposare l’ipotesi che vuole per la città. E’ chiaro che questo si presta ai pretesti, ma la cosa non mi tange”.

Agrigento resta, e lo ha evidenziato anche lei, una città complessa…

“E’ una città nella quale ha dominato sempre il “Si”, allo scopo di garantirsi la clientela. La classe dominante di questa città ha sempre detto sì a tutti, per garantire gli interessi dei singoli contro la tutela delle regole, per raccogliere voti con il principio “Io ti do, se tu mi dai…”.

E come se ne esce?

“Si deve passare dall’indifferenza all’indignazione, e le forze che vogliono cambiare questa città devono costruire le condizioni per una vasta partecipazione alla cosa pubblica. E questo è il mio piccolo obiettivo, al di là del ruolo che potrò avere. Abbiamo intercettato una voglia di cambiamento, e gli sponsor di cui parlavi, gli unici, sono loro, gli agrigentini che vogliono cambiare le cose. Io riconosco solo questi come sponsor. Agrigentini che vogliono cambiare le cose non sono solo dell’area progressista, c’è una risposta anche da parte di chi ha votato a destra o da tempo ha smesso di votare. A questi ultimi diciamo che questa volta il loro voto vale il doppio”.

In chiusura, come vede le recenti polemiche di stamattina tutte interne al PD rispetto ad un tentativo di “affossare” la sua candidatura?

“Le polemiche del PD sono del PD. Spetta al PD capire cosa fare, se non è arrivato il tempo di un cambio di passo, di scelte diverse e lungimiranti. Vedremo, certo se resteranno nodi insoluti, so cosa fare. Certo, magari è quello che qualcuno si aspetta, da quella parte e da questa parte, ma sicuramente non potrei che essere intransigente con me stesso”.

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