Agrigento

Caso ECUA: Nené Mangiacavallo contro tutti: “Non è politica, è bullismo geriatrico”

Il medico, prima designato e poi revocato nell'incarico di presidente di Ecua, interviene con un lungo video sui fatti di questi giorni

Pubblicato 55 minuti fa

Una “operazione verità” per rispondere a quello che definisce un atto “ignobile” e “dispotico”. Nené Mangiacavallo non usa mezzi termini per commentare la decisione del governo Schifani di revocare la sua nomina a Presidente del Consorzio Universitario di Agrigento (ECUA), preferendo il reintegro del dimissionario Giovanni Perino.

In un lungo sfogo video, l’ex sottosegretario e medico agrigentino ha respinto con forza la narrazione di una semplice “vicenda politica” o di una “guerra tra bande” come causa dello stop alla sua nomina. “La politica è un’arte nobile. Qui siamo di fronte a trame da teatro dell’assurdo, a un caso di bullismo geriatrico e pura arroganza di potere” ha dichiarato.

Mangiacavallo ha ripercorso le tappe di una procedura che definisce paradossale: nominato ufficialmente con decreto assessoriale il 2 dicembre scorso dopo il parere favorevole della Commissione all’ARS, si è visto sbarrare la strada da quello che ha ritenuto essere un “ostruzionismo” tecnico e istituzionale. Secondo la ricostruzione di Mangiacavallo, la sua nomina — sebbene esecutiva — sarebbe rimasta congelata per la mancata convocazione (o per i rinvii strategici) dell’assemblea dei soci, dove il Comune di Agrigento detiene il 64% delle quote.

Il 13 gennaio, poi, a poche ore da un’assemblea sollecitata anche dal prefetto, il dottor Perino — dimissionario dal 10 settembre — avrebbe sconvocato la seduta senza motivazione. Mangiacavallo punta il dito contro “personaggi equivoci” che avrebbero chiesto il suo “scalpo” direttamente alla presidenza della Regione, dichiarando la sua presenza “sgradita”. Parla di un uomo e di una donna, di incarichi dati ai parenti. Non fa nomi, ma restringe cercamente di molto il campo delle sue invettive.

“Non inseguo poltrone. Sono un uomo delle istituzioni che ha servito la politica con onestà e trasparenza”, ha detto, rivolgendo poi un amaro monito ai cittadini comuni: “Se si comportano così con me, che posso difendermi, immaginate cosa accadrebbe a un cittadino qualunque”. Un pensiero finale è andato agli studenti del Consorzio, definiti “vittime” di un sistema dove “non paga il merito, ma l’appartenenza”.

Nessun cenno, almeno in questa fase, ad un eventuale ricorso alla giustizia amministrativa o ordinaria.

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