Agrigento

Mafia, 33 anni fa la stidda uccideva la guardia giurata Salvatori: studentessa calabrese rievoca i fatti

Il progetto #inostristudentiraccontanoimartiridellalegalità” è proposto dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani

Pubblicato 3 settimane fa

Era il 27 giugno 1991 quando la stidda uccide in un agguato la guardia giurata Vincenzo Salvatori, mentre insieme ad altri suoi colleghi stava trasportando alcuni incassi-valori nei pressi di contrada Petrusa. “Salvatori, che aveva il finestrino abbassato venne colpito per primo e mori sul colpo, venne ferito anche Salemi che però riuscì a sopravvivere, poiché il proiettile colpi il portafogli che si trovava nella tasca della giacca, frattanto Cinquemani, che era seduto sul sedile posteriore, riuscì con la ricetrasmittente ad avvisare la centrale. A quel punto i criminali anche se non erano riusciti nel loro intento furono costretti a scappare. Questo episodio evidenzia come con la criminalità organizzata nessuno è al sicuro perché non consentono di svolgere in tranquillità un lavoro onesto. La criminalità organizzata bada soltanto ai propri interessi e tenta di eliminare chiunque intralci i loro piani, per tale ragione è necessario riflettere su quanti morti innocenti ha causato la mafia e trovare il coraggio di eliminarla senza timore. anzi prendendo come esempio tutte queste vite strappate dalla brutalità criminale per costruire una società migliore per tutti.”

Questo il pezzo, che rientra nel progetto scuola “#inostristudentiraccontanoimartiridellalegalità” proposto dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, di una studentessa liceale Sofia Favaro, della classe III sez. C del Liceo scientifico Filolao di Crotone che rievoca la vicenda di Vincenzo che costituisce uno spunto di riflessione anche in merito a quanto detto e sollecita ad apprezzare il valore di un mestiere pericoloso e importante.

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