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Mafia, confiscati 3 milioni di euro a Salvatore Giuliano

Salvatore Giuliano, attualmente detenuto, ritenuto dagli investigatori uno dei principali esponenti dell'omonimo clan

Pubblicato 12 minuti fa

Su richiesta congiunta della Procura distrettuale di Catania e della Dia, il Tribunale di Catania sezione Misure di prevenzione ha disposto la confisca di beni nei confronti di Salvatore Giuliano, attualmente detenuto, ritenuto dagli investigatori uno dei principali esponenti dell’omonimo clan operante principalmente nel comprensorio territoriale di Pachino e Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, storicamente collegato al clan catanese dei “Cappello”.

Il provvedimento e’ stato eseguito in data odierna dalla Dia di Catania Secondo quanto ricostruito dal Tribunale che ha accolto il costrutto accusatorio degli inquirenti, il proposto avrebbe iniziato la propria carriera criminale fin da giovanissimo, scalando progressivamente i vertici dell’organizzazione mafiosa fino a diventarne il capo indiscusso. La sua figura viene descritta come caratterizzata da una “spiccata caratura criminale” e da una “indiscussa pericolosita’ sociale”, maturata attraverso numerosi reati commessi nel corso degli anni, tra cui associazione mafiosa, estorsioni e delitti contro il patrimonio. Determinante, per il quadro indiziario richiesto dalla normativa in materia di misure di prevenzione, e’ stata anche l’operazione “Araba Fenice”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha documentato i legami tra il clan Giuliano e i vertici del clan Cappello di Catania.

Proprio nell’ambito di quell’inchiesta, il proposto era stato condannato dal Tribunale di Siracusa, con sentenza del 17 gennaio 2022, a 24 anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione. La misura patrimoniale eseguita oggi rappresenta l’evoluzione del sequestro di prevenzione effettuato il 13 novembre 2024 e nasce – come detto – da una proposta avanzata congiuntamente dal procuratore della Repubblica di Catania e dal direttore della Dia, sulla base degli accertamenti svolti dal Centro operativo Dia di Catania. Gli investigatori avrebbero infatti riscontrato una netta sproporzione tra il patrimonio riconducibile al soggetto e i redditi ufficialmente dichiarati, anche dal suo nucleo familiare. Particolare rilievo assume la natura delle attivita’ economiche confiscate: il provvedimento riguarda infatti due societa’ operanti nel settore agricolo, comparto considerato strategico nell’economia del territorio pachinese. Nel dettaglio, la confisca ha interessato un’impresa individuale agricola con l’intero patrimonio aziendale e strumentale e una societa’ di capitali agricola comprensiva di tutto il compendio societario. Oltre alle aziende agricole, il decreto ha disposto la confisca di 15 immobili tra terreni e fabbricati, rapporti bancari e postali con disponibilita’ superiori ai mille euro, nonche’ la confisca per equivalente della somma di 134.500 euro, ai sensi dell’articolo 25 del Codice Antimafia. Il valore complessivo dei beni sottratti al patrimonio del clan e’ stato stimato in circa 3 milioni di euro.

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