Messina

Uccide l’ex compagna con decine di coltellate, arrestato 67enne: aveva il braccialetto 

A scoprire l'omicidio è stata la figlia della vittima che vedendo il cadavere ha avuto un malore ed è stata portata in ospedale

Pubblicato 2 giorni fa

Una donna, Daniela Zinnanti, 50 anni compiuti a luglio, è stata uccisa con decine di coltellate ieri sera nella sua abitazione in via Lombardia, nel quartiere Lombardo a Messina. La polizia ha fermato un uomo, Santino Bonfiglio, 67 anni, ex compagno della vittima che interrogato avrebbe confessato ed è stato portato in carcere.

Era ai domiciliari e aveva il braccialetto elettronico per reati contro la persona l’ex compagno che ha confessato di aver ucciso la donna. Secondo le prime indagini Bonfiglio sarebbe andato a trovare la ex per parlare, forse per dirle di tornare insieme, ma è stato respinto. L’indagato avrebbe quindi preso il coltello colpendo la donna decine di volte. A scoprire l’omicidio è stata la figlia della vittima che vedendo il cadavere ha avuto un malore ed è stata portata in ospedale.

Un altro femminicidio annunciato“. Sono parole spezzate dal dolore quelle di Roberto Zinnanti, fratello di Daniela. Una morte che la famiglia aveva temuto, denunciato, cercato di impedire in ogni modo. “Daniela aveva fatto tutto quello che si dovrebbe fare. Aveva denunciato, aveva rotto i rapporti con lui. L’ultima denuncia era arrivata dopo il ricovero in ospedale con sette costole rotte. Quella volta non aveva ritirato la querela. Ma non è bastato”, continua il fratello della vittima.

 “Indignazione, post di solidarietà, fiaccolate, minuti di silenzio. Ma la domanda è sempre la stessa: e poi?”. È il pensiero del segretario generale della Cisl Messina, Antonino Alibrandi, e della responsabile del Coordinamento donne e politiche di genere della Cisl Messina, Rossella Cannì, dopo il femminicidio di Daniela Zinnanti, avvenuto ieri sera, a pochi metri dalla sede del sindacato. “Un’altra donna uccisa e riparte il copione – dicono Alibrandi e Cannì -, non possiamo continuare a indignarci solo quando succede, non possiamo continuare a contare le vittime e basta. Già lo scorso anno, proprio in questo periodo, piangevamo la morte tragica di Sara Campanella, ieri abbiamo ricordato quella della mediatrice Omayma Benghaloum”. Per i due sindacalisti “la verità è che il problema è culturale, profondo, quotidiano: nel linguaggio, nell’educazione, nel modo in cui si cresce pensando che l’amore sia possesso. Le manifestazioni servono a ricordare, a far pensare e riflettere ma ‘la soluzione deve essere ogni giorno’ nelle famiglie, nelle scuole, nella società. Perché di parole ne abbiamo dette tante. Siamo convinti e auspichiamo – concludono Alibrandi e Cannì – che si possa implementare la rete di protezione sociale, culturale e psicologica supportando anche i familiari delle vittime”. 

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