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Un tetto-giardino custodirà il teatro greco di Eraclea Minoa

È dell’architetto Francesco Cellini il progetto vincitore del concorso indetto dal Parco archeologico della Valle dei Templi

Pubblicato 1 mese fa

Un emiciclo verde di 200 posti farà da tetto al teatro greco di Eraclea Minoa. È dell’architetto Francesco Cellini il progetto vincitore del concorso indetto dal Parco archeologico della Valle dei Templi, per proteggere e valorizzare i resti del monumento, che vento, pioggia, salsedine e infiltrazioni hanno danneggiato negli anni. La graduatoria definitiva – si legge su concorsiawn.it, la piattaforma online dei concorsi del Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori concessa al Parco della Valle dei Templi – è stata pubblicata il 15 gennaio, insieme alle relazioni tecniche di tutti e quattro i progetti finalisti.

L’idea dell’architetto Cellini – autore del progetto sviluppato insieme al team composta da Maria Margarita Segarra Lagunes, Nicola Giuseppe, Vincenzo Piazza, Abgroup ingegneria, Emmevi, Vamirgeoind e Giulia Piazza – è di installare sopra le rovine una “cavea verde, pensata come struttura totalmente reversibile – si legge nella relazione del progetto – e segnando la continuità tra il fascino delle rovine nell’idea dei viaggiatori europei del Settecento e la necessità di dialogare con gli elementi del paesaggio e del territorio costiero”.

“Il teatro ellenistico – spiegano gli architetti – rimane visibile sia dalla quota del tetto giardino, attraverso un lucernario opportunamente schermato per mitigare l’azione dei raggi Uv, che ne percorre la forma circolare in sommità, sia alla quota dell’orchestra ellenistica, da cui si accede ai resti archeologici, al di sotto della copertura. La soluzione adottata per tale struttura consente di godere del paesaggio circostante all’interno del tetto giardino, dove nella parte più bassa sono disposte tre file di gradinate per complessivi 200 posti, che offrono ai visitatori l’opportunità di presenziare ad eventuali spettacoli all’aperto tramite il montaggio di strutture temporanee”

Inoltre, il progetto – il cui costo di realizzazione è di 3 milioni e mezzo di euro – prevede un secondo intervento relativo alla risistemazione delle insulae dell’abitato, oggi chiuse da un sistema di strutture e pannelli. “In continuità con una sempre più diffusa consapevolezza dei principi e degli obiettivi del restauro archeologico in ambito italiano ed europeo, – spiegano gli architetti – si è percorsa la strada di una ricostruzione tipologica dell’antico caseggiato che richiederà di studi storici ed archeologici esaustivi in grado di garantire non solo una protezione completa dei reperti meglio conservati delle abitazioni, ma anche una restituzione dello spazio urbano tra le case”. Per l’area è stato pensato anche un impianto di illuminazione a led di ultima generazione dal ridotto impatto visivo, “per la realizzazione di scenari luminosi che caratterizzino le diverse aree di fruizione e di interesse: teatro, rovine e percorsi”

Ai progettisti era anche richiesto di contribuire a valorizzare l’intero contesto dell’area archeologica, anche andando a individuare percorsi accessibili a tutti. “Il progetto ridefinisce in maniera razionale la viabilità – si legge ancora nella relazione – e distingue un parcheggio destinato alla sosta degli autobus, prevedendo un’affluenza di visitatori organizzata in gruppi, così come avviene nelle maggiori località archeologiche, ed una destinata alla sosta di singole auto. L’attuale accesso, in corrispondenza dell’Antiquarium, rimane l’elemento ordinatore e il nucleo principale di servizi rivolti ai visitatori, includendo, oltre agli uffici esistenti, anche un centro di ristoro e bookshop, una biglietteria e controllo visitatori, nuovi ed efficienti locali igienici, un locale impianti ed un piccolo elevatore che permetterà ai visitatori con diverse capacità motorie l’accesso alla quota alta dell’area archeologica, quella del teatro, attraverso percorsi agevoli e sicuri”.

La nuova copertura andrà a sostituire l’attuale, realizzata agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, al posto della precedente in plexiglass progettata negli Sessanta dall’architetto Franco Minissi, che alla lunga stava danneggiando il monumento. L’attuale copertura, un’impalcatura di tubi e lamiera zincata, era stata sequestrata nel 2021 dai carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio culturale. Gli accertamenti condotti dai militari, insieme ai vigili del fuoco e ai consulenti tecnici incaricati dalla Procura di Agrigento, avevano accertato che la copertura, a rischio di crollo, rappresentava un pericolo per l’incolumità dei visitatori.

“La struttura progettata per il teatro, dall’armonico rapporto con l’ambiente e il sito archeologico – si legge nel verbale della commissione –  riesce a proteggere la cavea dagli agenti atmosferici (pioggia, vento), non precludendone la fruizione visiva e l’accessibilità, e risulta essa stessa resistente agli eventi meteorici e di agevole manutenzione essendo calpestabile e raggiungibile in tutte le sue parti. Ottimale, e illustrata in modo esaustivo, appare la soluzione proposta per lo smaltimento delle acque meteoriche che sfrutta la conformazione della copertura. È previsto un attento intervento di restauro supportato da indagini diagnostiche. Apprezzabile è anche lo studio della fruizione pedonale basata sul una percorrenza sommitale panoramica, che ricalca la curvatura della cavea, e un sistema di gradinate ricavate sulla copertura che consentono di rivivere l’originario rapporto visivo tra spettatori e il territorio circostante”.

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