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Mafia: intestazione fittizia, condannato imprenditore Mazzara

Condannato a 4 anni e tre mesi di reclusione Michele Mazzara, imputato dinanzi al tribunale di Trapani per intestazione fittizia di beni. Esito analogo per Francesco Spezia, condannato a 3 anni e sei mesi, assolta invece Antonella Agosta. Il provvedimento, emesso dal giudice Alessandra Camassa del tribunale di Trapani, è giunto dopo sette ore di […]

Pubblicato 10 anni fa

Condannato a 4 anni e tre mesi di reclusione Michele Mazzara, imputato dinanzi al tribunale di Trapani per intestazione fittizia di beni. Esito analogo per Francesco Spezia, condannato a 3 anni e sei mesi, assolta invece Antonella Agosta. Il provvedimento, emesso dal giudice Alessandra Camassa del tribunale di Trapani, è giunto dopo sette ore di camera di consiglio. Per entrambi gli imputati condannati è stata esclusa l’aggravante mafiosa. Il processo era nato dall’operazione “Eden” che nel dicembre 2013 colpì una serie di favoreggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro. L’intero procedimento ruotava attorno al ruolo “occulto” che l’imprenditore Michele Mazzara avrebbe avuto nella Spe.fra srl di cui risulta intestatario Francesco Spezia. I due, secondo gli inquirenti, avevano agevolato Mazzara nell’aggirare la tempesta di sequestri e confische operati dalle sezioni Misure di prevenzione. L’azienda – attiva nel settore edile – era impegnata in numerosi appalti pubblici come il rifacimento della chiesa di Messina e una scuola a Buseto Palizzolo. Mazzara nel 1999 aveva patteggiato una condanna per aver “agevolato Cosa nostra” offrendo ospitalità al latitante Vincenzo Sinacori a Marausa. In una delle sue ville – secondo i collaboratori di giustizia Vincenzo Ferro e Francesco Milazzo – l’uomo aveva ospitato anche Nino Melodia e Matteo Messina Denaro. All’uomo, nello scorso mese di giugno è stata inflitta una confisca dal valore di 25 milioni di euro dalla sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Trapani. Il giudice, al termine della sentenza, ha disposto il risarcimento di 10.000 euro delle parti civili Libera e Centro Studi Pio La Torre. Il pm Andrea Tarondo aveva chiesto una condanna a tre anni e sei mesi, i giudici hanno inflitto a Mazzara una pena più severa rispetto la richiesta del Pm.

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