Agrigento

Il sindaco Firetto non si sottrae alle domande ma si sottrae alle risposte

La nostra Eminenza don Franco Montenegro quando si insediò ad Agrigento dichiarò che si sarebbe messo in ascolto della città.  E una sera di Venerdì Santo parlò di Agrigento come di “un fiore appassito dai petali calpestati”. Certamente da oltre un anno anche lei avrà sentito tutte le campane agrigentine fino al recente e roboante […]

Pubblicato 9 anni fa

La nostra Eminenza don Franco Montenegro quando si insediò ad Agrigento dichiarò che si sarebbe messo in ascolto della città. 

E una sera di Venerdì Santo parlò di Agrigento come di “un fiore appassito dai petali calpestati”. Certamente da oltre un anno anche lei avrà sentito tutte le campane agrigentine fino al recente e roboante no al referendum. Di una città, le vorrei ricordare, che votò “monarchia” tanti decenni fa e contro il divorzio qualche decennio fa. Che impressioni ne trae?

“Sì. Ricordo più o meno quelle frasi di qualche anno fa. Disse anche: “Sembra proprio che ad Agrigento non accada nulla!”. Nel recente Pontificale dell’8 dicembre il cardinale Montenegro invece ha detto che “occorre cogliere i segnali positivi che nascono in città, le buone cose che accadono in città. Con un invito a tutti ad essere attivi protagonisti della crescita della propria città”.

Il temuto dissesto rimane sempre una spada di Damocle che ha ormai distrutto la “felice stagione dei sindaci”. Oggi parliamo di dissesto come una fiction proiettata a puntate e sempre accompagnata da ammissioni di riequilibrio. E gli anni passano, nel mentre, e probabilmente, ci ritroveremo con la patata bollente passata al nuovo sindaco. Avremo un sindaco “robot 4.0” con un algoritmo che ci salverà? 

“Dal 2012, dice la Corte dei Conti, il disequilibrio è sostanziale. Peccato che nel tempo non sia stato detto con la chiarezza necessaria. Proveremo con ogni mezzo ad evitarlo, anche se rimane di stretta attualità”.

Agrigento è l’unica città d’Italia ad avere avuto un sindaco condannato per abusivismo. Il problema è dolorosamente colossale, lo vediamo a Licata.  A Palma di Montechiaro, mi dicono che per abbattere le novemila case abusive ci vorranno le bombe intelligenti sganciate, nottetempo però, dai nuovi F35.  Come affronta Agrigento questo dramma?

“Troppa mistificazione e speculazione al riguardo. Agrigento ha anche avuto la prima Amministrazione che sul tema non si è sottratta. Prima di quella licatese”.

Un nostro concittadino politico, il ministro Alfano, ha continuato ad evocare la costruzione dello Stretto di Messina e l’intera classe politica mai un “sollecito” per l’aeroporto di Agrigento. Anzi le vorrei rivelare una chicca. Decenni fa l’on Giglia aveva pronti, mi dicono persone a cui devo credere, oltre 5 miliardi per l’aeroporto e fu l’on. Michelangelo Russo del Pci a bocciargli l’iter. Oggi ci ritroviamo con una “640” appalto miliardario gestito come un cantiere scuola (mi diceva l’ing. Macchiarola) e che tra l’altro  non si sa mai del suo completamento. Al Palacongressi per fortuna ci sta pensando il Parco Archeologico. Riusciremo a tutelare meglio i convegni pirandelliani e gli Efebi d’oro fuggitivi per non parlare della Sagra data sempre per moribonda? Che piano ha l’amministrazione agrigentina? I 150 anni della nascita di Pirandello possono anche non fare primavera. 

“Le celebrazioni legate ai 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello non faranno primavera, tuttavia stanno riscuotendo grande interesse nel mondo accademico, scientifico e culturale nazionale. Si è al lavoro per coordinare il ricco programma di eventi che vedrà Agrigento, città di Pirandello, al centro delle iniziative nazionali ma con interessamento di altre realtà internazionali, vedi il Portogallo. Pirandello, non un marchio per la città ma un figlio illustre, come Mozart lo è per Salisburgo”.

A proposito, la valanga di soldi del governo Renzi a che punto di “cascata” si trova?

“Di questi tempi, in un anno e mezzo, progettare, programmare ed ottenere una quantità così considerevole di risorse, in ambiti diversi, e tra questi il centro storico, lo reputo un sensazionale risultato. Abbiamo assistito per troppo tempo ad un povero dibattito per cui la città non era in grado di approntare un Piano Strategico per la sua crescita e catturare le relative risorse. Tutto questo, oggi è smentito da questi risultati concreti”.

Come mai dopo aver radunato gli ordini professionali  tra i più vari non raduna anche  tutte le realtà teatrali della nostra città magari per sfidarle a mettere in scena due o tre opere per il cartellone del Pirandello? Al punto in cui ci troviamo come risorse anche economiche, mi sembra opportuno che sia la città, sotto la sua guida, a gestire questo importante settore. Nella sua Giunta lei ha messo Beniamino Biondi al Centro storico, un assessore che conosce a fondo questa realtà teatrale essendone stato anche un protagonista.  Sotto questo aspetto è mia opinione che lei abbia “spento” il mio amico Beniamino che potrebbe relazionarle molto meglio di me. Un travaso di consegne non sarebbe male, Biondi farebbe anche il direttore artistico e vai! con il vissuto teatrale senza puzza di discriminazioni varie e tutti sotto l’esame degli applausi, dei fischi ipotetici e del botteghino.  Agrigento riconquisterebbe una sua maggiore identità. E lei uscirebbe una buona volta dalle secche credenze democristiane sempre assillate dagli allarmismi piccolo borghesi. Ci pensi, lei ne uscirebbe rinato e …. storicizzato meglio di quanto non lo sia adesso.

“Il Teatro Pirandello sta vivendo un bel momento. Aumentano gli spettatori. Una capace direzione operativa nella persona di Lillo Tirinnocchi. Una direzione artistica di livello alto con Sebastiano Lo Monaco. Una presidenza, quella di Gaetano Aronica, figlio di Agrigento e attore apprezzato. Un cartellone di livello, quello allestito, come dimostrano già i primi tre spettacoli. Ma soprattutto, per la prima volta nella sua storia, il teatro agrigentino si cimenta in sue produzioni. E questa è una scelta. Tanti i giovani che cominciano ad arrivare con i matinè ecc…”.

p.s.: Il titolo, a scanso di equivoci, è del direttore dopo aver letto l’intervista di Diego Romeo. Così come le poche parole che leggete adesso.

L’affanno e La passione del nostro Diego non sono state premiate. 

Si ha avuto le risposte alle sue domande ma Firetto, come il mitico finanziere Cuccia vanamente intervistato da “Striscia”, è stato capace di non rispondere persino rispondendo. Sorridiamo.

Non è una critica, anzi, lo è. Ma abbiamo anche ammirazione. Complimenti. 

E con i migliori auguri.

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