Agguato a Favara, la ricostruzione degli inquirenti: Nicotra doveva morire
Si indaga a Favara per la sparatoria avvenuta nella tarda serata di ieri. Colpi d’arma da fuoco, un kalašnikov e una pistola calibro 9, in via Torino. Obiettivo di almeno tre sicari (due sparano il terzo alla guida di un Fiorino) Carmelo Nicotra, 33 anni, proprietario di un magazzino nella via dell’agguato. Secondo una ricostruzione […]
Si indaga a Favara per la sparatoria avvenuta nella tarda serata di ieri.
Colpi d’arma da fuoco, un kalašnikov e una pistola calibro 9, in via Torino. Obiettivo di almeno tre sicari (due sparano il terzo alla guida di un Fiorino) Carmelo Nicotra, 33 anni, proprietario di un magazzino nella via dell’agguato.
Secondo una ricostruzione più approfondita, non dovrebbe esserci stato un conflitto a fuoco (anche se la pista non viene del tutto esclusa ed il giovane sottoposto all’esame Stub per verificare se abbia sparato) tra vittima e sicari.
Semmai, lo indica la scia di bossoli rimasta sulla strada, i killer avrebbero atteso Nicotra a poca distanza dal suo magazzino ed appena lo hanno visto arrivare hanno subito sparato per ammazzarlo lasciandogli appena il tempo di alzare metà saracinesca. Qualcosa non è andata per il verso giusto, fortunatamente, e la micidiale gragnuola di proiettili ha solo ferito, seppur in maniera grave, al gluteo la vittima. Quest’ultima ha avuto la forza, benchè gravemente ferita, di scappare e sottrarsi a sicura morte. E’ stato già operato dai medici dell’ospedale di Agrigento. Si salverà.
L’uomo ferito è stato soccorso da qualcuno (non è stato volutamente rivelato il nome) che ha trasportato Nicotra nei pressi dell’ospedale San Giovanni di Dio (non demtro l’ospedale, con il chiaro intento di non farsi identificare) dove l’uomo ferito è stato notato da una coppia di fidanzati che ha dato l’allarme.
Immediatamente sono scattate le indagini svolte da Carabinieri e Squadra mobile. Ma, come anticipato ieri notte, il mancato omicidio si inquadra in una lotta intestina tra bande criminali che si contendo il predominio nel lucroso traffico di stupefacenti.
E la vittima viene accreditata come vicina al gruppo Di Stefano (soprannome Furia) da mesi al centro di una aggressione armata che ha avuto inizio oltre un anno fa con l’uccisione, a Liegi, dell’empedoclino Mario Jakelic e un rampollo del gruppo Di Stefano, Maurizio, rimasto gravemente ferito ed è vivo per miracolo. Poi, altri agguati a Favara ed ancora a Liegi, l’ultimo dei quali, un ristoratore favarese, ad inizio di questo mese.
In corso gli interrogatori per verificare ogni pista
Dell’intera storia criminale se ne sta occupando la Direzione distrettuale antimafia di Palermo.




