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La Stidda riassorbita da Cosa nostra, la mafia agrigentina più pericolosa

La fotografia della mafia agrigentina secondo la relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso resa nota ed illustrata dalla presidente Rosy Bindi. La provincia agrigentina è stata sempre considerata una zona assai povera dell’isola che sembra attrarre scarso interesse nel panorama criminale mafioso siciliano. Cosa nostra, lì presente, e in combutta con la […]

Pubblicato 8 anni fa

La fotografia della mafia agrigentina secondo la relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso resa nota ed illustrata dalla presidente Rosy Bindi.

La provincia agrigentina è stata sempre considerata una zona assai povera dell’isola che sembra attrarre scarso interesse nel panorama criminale mafioso siciliano.
Cosa nostra, lì presente, e in combutta con la Stidda, altra organizzazione mafiosa minore operante nello stesso territorio, negli ultimi anni sembrava arroccata nel suo interno, intenta a districarsi in piccoli affari, legata alle vecchie tradizioni ormai lontane dal più evoluto mondo dei palermitani.

Tuttavia, negli ultimi tempi, sono stati avvertiti numerosi segnali che impongono una seria rivalutazione di quel contesto criminale. Per comprenderne la portata, bisogna partire dai punti di forza di tale associazione che la rendono una impenetrabile roccaforte della mafia tradizionale.
E’ stato, infatti, riferito alla Commissione che “Nella provincia di Agrigento ci sono soltanto 43 comuni e 450 mila abitanti. Siamo in una provincia in cui il numero di abitanti è inferiore a quello di una città come Palermo. Questo comporta una familiarità di sangue tra coloro che fanno parte di cosa nostra in questi piccoli centri, il che permette a sua volta una possibilità di controllo da parte dei vertici di cosa nostra sui singoli affiliati. Infatti, è ovvio che parlare di un soggetto che è tuo consanguineo è estremamente difficile. Questo spiega perché in provincia di Agrigento da diversi anni non vi siano collaboratori e spiega anche l’impermeabilità alle indagini”.

 

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