Agrigento

Processo “Proelio”, droga all’ombra della mafia, alla sbarra quattro agrigentini: attesa per i verbali del pentito favarese Quaranta

E’ iniziato il processo che vede imputate 40 persone coinvolte nell’ indagine denominata “Proelio”, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Ragusa,  che vede (tra gli altri) imputati anche il neo collaboratore di giustizia favarese Giuseppe Quaranta, finito in manette nella recente operazione “Montagna” lo scorso 22 gennaio. Proprio delle sue dichiarazioni vorrebbe avvalersi il […]

Pubblicato 8 anni fa

E’ iniziato il processo che vede imputate 40 persone coinvolte nell’ indagine denominata “Proelio”, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Ragusa,  che vede (tra gli altri) imputati anche il neo collaboratore di giustizia favarese Giuseppe Quaranta, finito in manette nella recente operazione “Montagna” lo scorso 22 gennaio.

Proprio delle sue dichiarazioni vorrebbe avvalersi il pm Valentina Sincero che ha chiesto di poter produrre tre verbali di interrogatorio del pentito di Favara.

Tale richiesta ha portato ad un rinvio dell’udienza dopo che i difensori degli imputati hanno chiesto un termine per poter prendere visione dei verbali suddetti.

Gli altri agrigentini finiti nell’inchiesta sono Francesco Fragapane di Santa Elisabetta, figlio di Salvatore, Roberto Lampasona di Santa Elisabetta e Antonino Mangione di Raffadali.

L’inchiesta Proelio ha consentito di accertare che il clan di “Cosa Nostra” operante a Vittoria e Comiso, negli ultimi anni, si era dedicato al traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina, che acquistava dalla Calabria, da soggetti legati alle ‘ndrine operanti della piana di Gioia Tauro, per poi smerciarla in tutta la provincia di Ragusa e anche nella provincia di Agrigento.

L’indagine ha anche permesso di ricostruire i legami tra gli esponenti di “Cosa Nostra Vittoriese” e i clan della medesima organizzazione criminale operanti nella provincia di Agrigento, nello specifico appartenenti al clan Fragapane, il cui capo clan, Salvatore, rappresentante di “Cosa Nostra” per la provincia di Agrigento, e’ detenuto in quanto condannato all’ergastolo anche per la scomparsa e l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia. Nell’inchiesta finirono anche altri agrigentini: Salvatore Montalbano, 25 anni di Favara, Antonino Manzullo, 52 anni di Burgio e Girolamo Campione, palermitano residente a Burgio.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Grandangolo Settimanale N. 3/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale
Grandangolo Settimanale N. 40 - pagina 1
Pagina 1 di 11
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner omnia congress
banner italpress istituzionale banner italpress tv