Venezuela, nell’ex regno dei boss siculianesi Caruana-Cuntrera, la gente muore di fame ma la mafia investe
Un investimento di 5 milioni di dollari in Venezuela. Un allevamento di pollame e un legame tra il boss Matteo Messina Denaro e il paese sudamericano svelato da “un piccolo pentito di mafia”. Questo il retroscena portato alla ribalta da un articolo de La Repubblica, firmato dal giornalista Salvo Palazzolo. Storia di pizzini, soldi e […]
Un investimento di 5 milioni di dollari in Venezuela. Un allevamento di pollame e un legame tra il boss Matteo Messina Denaro e il paese sudamericano svelato da “un piccolo pentito di mafia”.
Questo il retroscena portato alla ribalta da un articolo de La Repubblica, firmato dal giornalista Salvo Palazzolo.
Storia di pizzini, soldi e mafia, sull’asse Castelvetrano-Caracas.
Il Venezuela dunque, ancora una volta. Ancora una volta teatro di operazioni economico-finanziarie all’ombra di Cosa nostra. Il paese sudamericano che, per anni, è stato il regno assoluto di altri mafiosi, anche loro con pedigree di assoluto livello criminale ma agrigentini.: i Caruana-Cuntrera di Siculiana.
I boss dei due mondi, i “padroni”, per diversi decenni, del traffico internazionale di droga. Una “fotografia” dell’importanza dei siculianesi è data da un articolo del 1989, sempre pubblicato dal quotidiano La Repubblica, firmato da Giuseppe D’Avanzo. Uno spaccato eloquente, l’articolo. Un documento vero e proprio che testimonia la potenza economica-mafiosa dei Caruana-Cuntrera.
” I Cuntrera, e con loro i cugini Caruana, sono apparsi così, quasi per caso, sulla grande scena criminale appena illuminata dagli investigatori. Per anni sono stati una misteriosa meteora. Si sapevano che esistevano, si sapeva che erano mafiosi, potenti e soprattutto ricchi come Paperon de’ Paperoni. Ma quanto potenti e quanto ricchi? E come quella ricchezzasi era accumulata, in un solo breve decennio, nelle tasche delle due famiglie di ex-campieri emigrate da Siculiana, Agrigento, negli anni ‘ 60; rientrate in Italia negli anni ‘ 70; definitivamente espatriate agli inizi degli anni ‘ 80 in tre diversi angoli del mondo, Inghilterra, Canada, Venezuela? Chi sono, quanti sono, in quali faccende sono stati (e sono) affaccendati i Caruana e i Cuntrera? … le piste percorse in tre anni di indagini disegnano già i contorni dell’ attività dei Caruana e dei Cuntrera nella piramide di Cosa Nostra. Definiscono con nettezza il ruolo di trasportatori d’ eroina (prima), di trafficanti (poi). Chariscono la loro funzione al tavolo delle cosche palermitane e newyorkesi di grandi riciclatori sistemati negli snodi delle principali rotte di commerci illegali, nei centri offshore dei capitali caldi e del danaro sporco. I profitti sono da capogiro, la quantità di eroina e di hashish trafficate è industriale …ogni anno le due famiglie di Siculiana maneggiano 165 milioni di dollari. Un volume d’ affari che spiega il giudizio dei funzionari della Drug Enforcement Agency: I Cuntrera e i Caruana sono i maggiori fornitori di eroina, hashish e cocaina del mercato statunitense; conferma la dichiarazione di un chiaccherino mafioso italo-americano Paul Violi: Quei cugini contano più dei corleonesi di Liggio. Un fiume di danaro il loro patrimonio alla luce del sole viene valutato 500 milioni di dollari che rende comprensibile l’ immunità di cui ancora godono nella loro roccaforte, il Venezuela, dove sono fortemente legati ai maggiori partiti politici del Paese e vivono indisturbati nel quartiere di El Marquès a Caracas, nelle fattorie dell’ isola di Margarita a nord-est, nelle fazendas con hangar e aeroporto tra S. Cristòbal e Mérida, ai confini della Colombia. “.
Potenti dunque i Caruana-Cuntrera, l’articolo riporta che …. “Quando a Montreal gli impiegati della Banque d’ Epargne de la Citè et du District de Montreal al 4057 di St Jean Boulevard, vedevano Gerlando Caruana scaricare dall’ auto le sue gonfie valigie di pelle sapevano che un lungo straordinario li attendeva. Per tutta la notte, avrebbero dovuto contare milioni di dollari in biglietti di piccolo taglio, cinque, dieci, addirittura fogli da un dollaro”.
Ora Messina Denaro, con i suoi investimenti. Un legame strettissimo, dunque, quello tra la Sicilia e il Venezuela, terra che ha dato lavoro moltissimi emigrati che hanno potuto così sfamare le loro famiglie, che hanno potuto dare un futuro ai loro figli, almeno in passato. Oggi il Venezuela è in crisi profonda, una crisi sociale, politica, ma soprattutto economica che sta diventando quasi una catastrofe umanitaria.
Dal 2014 il Venezuela vive una crisi economica che ha messo in ginocchio il paese. L’inflazione oscilla tra il 700 e il 1.100% annuo (anche se ci sono econimisti che si spingono in numeri che vanno ben oltre quelli ufficiali) e il bolivar, la moneta nazionale, è ormai carta straccia. Alla base di questa crisi è stata la caduta del prezzo del petrolio, risorsa su cui il Venezuela basa il 95% della sua economia.
Tantissimi i venezuelani che stanno emigrando in cerca di lavoro. L’inflazione è esplosa. Uno stipendio medio serve praticamente a comprare un chilo di carne. Mancano generi di prima necessità e medicine. La gente si arrangia e “traffica” al mercato nero dove un euro è quotato circa 500.00o bolivares (il bolivar è la moneta nazionale), laddove uno stipendio di un impiegato statale è di circa 1 milione di bolivares.
crisi economica e sociale è legata a una crisi politica acuta. A marzo dell’anno scorso, il governo di Nicolás Maduro ha esautorato il parlamento controllato dalle opposizioni. Il 16 luglio, circa 7 milioni di venezuelani hanno votato in un referendum simbolico contro il presidente, ma i risultati sono stati ignorati.
Violentissime proteste hanno provocato più di cento morti e centinaia di feriti e arresti.
Insomma, il Venezuela, pur rimando sempre una terra bellissima, ricca di giacimenti di petrolio, oro e argento, non è più la terra dei sogni. Nè quella degli affari, o forse sì, almeno per la mafia.




