Agrigento

L’ex sindaco Marco Zambuto: “Me ne ricordo della mia Agrigento”

Per un “indimenticabile” (anche se poi chiarito) brogliaccio, si è messo fuori dalla citta di Agrigento da cui riceveva il massimo gradimento. La sua decisione fu sofferta ma doverosa nel rispetto di una verità-giustizia che poi le è stata riconosciuta. E adesso? “In un tempo che ha dimenticato la memoria io rivendico di essermi formato […]

Pubblicato 8 anni fa

Per un “indimenticabile” (anche se poi chiarito) brogliaccio, si è messo fuori dalla citta di Agrigento da cui riceveva il massimo gradimento. La sua decisione fu sofferta ma doverosa nel rispetto di una verità-giustizia che poi le è stata riconosciuta. E adesso?
“In un tempo che ha dimenticato la memoria io rivendico di essermi formato politicamente secondo insegnamenti che mi hanno inculcato cos’è lo Stato di Diritto e come si sta al suo interno, da cittadini e da rappresentanti delle Istituzioni. Lezioni indimenticabili in cui il rispetto per lo Stato viene prima di ogni altra cosa, di ogni altro interesse o posizione personale. Io con il mio gesto ho messo in atto quel principio-guida, lo dovevo alla mia storia e alla mia città con la quale ho da sempre un rapporto vero: di grande fiducia e amore e di severa e rigorosa “critica” per ogni decisione politica. Oggi quello Stato di diritto viene continuamente offeso da una società che si deresponsabilizza a scapito dei diritti inviolabili e delle garanzie proprie di uno Stato liberale. Il paradosso di vivere un tempo in cui si utilizzano escamotage per condizionare e di conseguenza limitare la libertà altrui”.
Ma altrove e dappertutto la deriva continua. E molto spesso si fatica ad avere concretezza e giustizia.
“A fronte di un reale e pesante disagio vissuto dal “Popolo” la risposta della politica è stata tanto inadeguata quanto colpevole nell’avere dato come unica cifra quella del rancore e dell’asfissiante ricerca di un capro espiatorio. Io penso che occorra superare questa deriva pericolosa che ha corroso le più elementari regole di convivenza civile nel nostro paese. Penso che occorra recuperare una Memoria comune senza inganni, cioè la consapevolezza di far parte di una comunità con una Storia, una Cultura e un Destino in cui riconoscersi , senza che ciò cancelli le tante e necessarie diversità”.
Da tempo ormai siamo sommersi dall’antipolitica. Quel famoso “politique d’abord” è stato dimenticato.
“Tutto ciò che viene definito “antipolitica” io lo interpreto come un atteggiamento politico, un sentimento prevalente nella società con cui si raccoglie il risentimento e che deve essere assorbito attraverso il confronto. Per fare ciò occorre “rimettersi in discussione”, ognuno con la propria identità, scevri da ogni pregiudizio, animati dalla volontà di scrivere una pagina di Storia di un grande paese in cui ricominciare insieme. Nel grande vuoto lasciato dai partiti c’è una società che va reinterpretata, c’è uno spazio immenso che va occupato non con gli slogan e la propaganda ma con un dialogo vero che non può avvenire solo e soltanto attraverso i “ social” ma che necessita della fatica dell’incontro e della pazienza dell”ascolto”.
Siamo ad un tal punto di “politica inconcludente” da richiedere al primo venuto risposte immediate, opportune e opportunistiche.
“La società che stiamo vivendo, definita anche immediata perché pretende di potere dare qualunque risposta ad ogni domanda, è in verità una società in cui ognuno è più solo. Occorre fare uscire ognuno dall’isola virtualmente condivisa per consentire una partecipazione realmente vissuta, ripartendo proprio da una seria ricostruzione storica”.
Questi anni lontano da Agrigento che riflessioni l’hanno indotto a fare?
“Nel contesto attuale la nostra città vive sospesa in una realtà in cui non sa più cos’è e cosa vuole essere, senza idee, senza strategie e soprattutto senza Anima. Emergono fermenti culturali lasciati a se stessi che avrebbero bisogno di un ‘interlocuzione Istituzionale per divenire patrimonio di tutta la comunità e che vengono invece sopiti da una coltre di malcelata quanto interessata indifferenza.
Non si parla più di Piano Regolatore Generale, non si sa più questa città quale vocazione debba avere all’interno di un contesto regionale in cui metà della popolazione viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. Per non parlare poi dell’Università, il numero delle iscrizioni è calato sensibilmente, si sta perdendo un patrimonio di intelligenze che non tornerà più”.
Intravede una qualche nota positiva?
“Nota positiva il Parco Archeologico della Valle dei Templi che rappresenta ormai da qualche lustro una importante realtà sulla quale continuare ad investire. Io sono consapevole che le sfide con le quali ci confrontiamo richiedono un’analisi complessa e sono altrettanto convinto che dalle nostre “contrade” possa accendersi la scintilla in grado di risvegliare una passione politica di cui si sente tanto il bisogno”.

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