Messina Denaro, pm Guido dopo incontro: “E’ in buone condizioni”
Il boss non si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha parlato per oltre due ore con i pm
Matteo Messina Denaro non si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha parlato per oltre due ore con il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, e il suo aggiunto, Paolo Guida, nel carcere dell’Aquila dove è recluso dal 17 gennaio. Il verbale è stato secretato al termine dell’interrogatorio. Pare che le risposte del padrino non abbiano dato alcun contributo importante, o almeno significativo, al quadro dell’inchiesta. Tanto è vero che tutto si è risolto in poco tempo e il verbale non è stato neppure secretato. Se ne deduce che non contenga colpi di scena né elementi decisivi. Ma non per questo il velo del riserbo da parte dei magistrati si è allargato.
“Matteo Messina Denaro sta bene, è in totale isolamento senza contatti con nessuno ed è curato nel migliore dei modi”. Lo dice il procuratore aggiunto della Dda di Palermo Paolo Guido al termine dell’interrogatorio durato due ore e mezza dell’ex superlatitante catturato il 16 gennaio. Massimo riserbo sul contenuto dell’interrogatorio: non si sa se il boss abbia risposto alle domande dei magistrati palermitani. All’interrogatorio era presente la nipote di Messina Denaro, l’avvocata Lorenza Guttadauro.
Anche se non ci sono indiscrezioni sul contenuto del colloquio, è facile ritenere che le domande dei magistrati abbiano cercato di approfondire il tema delle protezioni, con particolare attenzione alla rete di complicità che l’inchiesta sta giorno dopo giorno rivelando. Uno dei punti da chiarire è il ruolo del medico Alfonso Tumbarello il quale ha curato e assistito, con 137 prescrizioni, il boss che andava in giro con l’identità del geometra Andrea Bonafede. Tumbarello, affiliato a una loggia massonica di Campobello di Mazara dalla quale è stato sospeso, sostiene di non avere mai avuto sospetti sull’uso di un nome di comodo. Ma gli investigatori hanno messo sempre in discussione la credibilità del medico, che per questo è stato arrestato. Un altro focus dell’inchiesta prende di mira il covo di Campobello di Mazara, messo a disposizione da Bonafede, dove sono state trovate molte tracce della vita clandestina, ma vissuta alla luce del sole, dell’uomo più ricercato d’Italia. Oltre a indumenti femminili, appartenuti a donne con cui Messina Denaro si incontrava, sono stati ritrovati documenti e “pizzini”: uno era in una busta indirizzato alla figlia, ma mai giunto alla destinataria. Non è da questi elementi che sarà possibile ricomporre la rete di relazioni che hanno assicurato al boss la lunga latitanza. Ma servono a delineare un quadro di scambi e di contatti, un terreno nel quale Messina Denaro non sembra disposto a portare i magistrati e gli investigatori. Qualche traccia può dare invece il senso e la natura di alcune relazioni. Indicativa la dedica stampigliata nel portachiavi che il boss portava in tasca nel giorno dell’arresto. La persona che glielo aveva regalato aveva fatto incidere la frase: “L’uomo, il mito, la leggenda sei tu”.

