Akragas, mister Catania e Llama presentano la sfida con lo Scordia
Domenica alle 15, al “Totò Russo” di Aragona, l’Akragas ospita lo Scordia per una sfida che vale molto più dei tre punti
La decima di campionato arriva al termine di un mese massacrante. Domenica alle 15, al “Totò Russo” di Aragona, l’Akragas ospita lo Scordia per una sfida che vale molto più dei tre punti. Un novembre da tour de force, con sette partite in venticinque giorni tra campionato e Coppa, ha messo alla prova la tenuta fisica e mentale dei biancazzurri. Eppure, dalla sala stampa, mister Seby Catania predica lucidità.
«Il nostro percorso continua, a prescindere dall’avversario – esordisce –. Rispettiamo lo Scordia, ma giocare ogni tre giorni un po’ si è fatto sentire. Menomale che ho dei ragazzi che si fanno trovare sempre pronti. Noi proseguiamo senza sosta e con molta serenità».
Il tecnico torna sul pareggio esterno di Santa Croce, analizzando con onestà le due facce della partita: «Loro hanno fatto un ottimo primo tempo, soprattutto la prima mezz’ora. Lo sapevo: conosco Campanaro, la passione che sta mettendo e i giocatori che ha. Però la reazione del secondo tempo è stata enorme, abbiamo giocato solo noi e potevamo anche ribaltarla. Alla fine il pari è giusto».
Catania non cerca alibi, neppure sul continuo cambio di campi: «Gli alibi fanno parte degli sconfitti, e noi non vogliamo appartenere a quella categoria. Certo, passare da sintetico a terra battuta non aiuta, ma ci dobbiamo adeguare».
La condizione del gruppo resta solida: «La squadra sta bene e lavora bene. Se non stai bene fisicamente, una reazione come quella di domenica non la fai. Tutti dobbiamo migliorare: io da allenatore, loro da giocatori. Chi si sente arrivato non ottiene mai nulla». In dubbio il recupero di Rizzo: «Difficile, vediamo».
Accanto al mister, il trequartista Cristian Llama – uno dei leader tecnici della squadra – guarda avanti con la consueta maturità. Sull’ultimo pareggio non ha dubbi: «Passo falso? Assolutamente no. Abbiamo sbagliato il primo tempo, ma nel secondo è uscita la bella squadra che siamo. Abbiamo pareggiato e quasi la vincevamo. Il punto va bene».
Il numero dieci riconosce le difficoltà del mese: «È stato un periodo intenso, anche per i campi non proprio all’altezza del nostro modo di giocare. Ma con il mister analizzeremo ciò che va migliorato. L’importante è non ripetere gli stessi errori».
Sul match di domenica: «Sarà una partita difficile come tutte. Loro verranno a fare il loro gioco, ma noi dobbiamo essere protagonisti. Ad Aragona ci troviamo bene, lì si può giocare a calcio come vogliamo. Speriamo di ottenere i tre punti».
E sul suo ritorno in biancazzurro si lascia andare a un pensiero speciale: «Sono felice di essere un’altra volta qui, vestendo questa immensa maglia. Spero che questo sia un percorso bello, non sofferto, e che alla fine possiamo arrivare in Eccellenza».
Poi una riflessione più ampia sul calcio italiano, forte della sua esperienza in Serie A: «Il problema non sono gli allenatori. Il problema parte dalle radici del calcio italiano, dai settori giovanili. In Argentina ogni anno vengono fuori 4-5 giovani pronti. In Italia pochissime squadre fanno giocare i ragazzi. Senza un programma chiaro sui giovani, alla lunga diventa difficile».




