Ucciso durante partita a carte a Siculiana, gli assassini sono nullatenenti: “pagherà” lo Stato
La vicenda è legata all’omicidio di Stefano Di Giacomo, ucciso nel 2005 con un colpo di pistola durante una giocata a carte in una villetta a Siculiana
I responsabili dell’omicidio non hanno i soldi per poter risarcire la famiglia della vittima e a pagare sarà dunque lo Stato. Lo ha stabilito la Corte di appello di Palermo che ha condannato il governo italiano a pagare un indennizzo per non aver previsto un fondo per il risarcimento da morti violente. La vicenda è legata all’omicidio di Stefano Di Giacomo, geologo di Aragona, ucciso la sera del 30 dicembre 2005 in una villetta a Siculiana.
Quella sera era in corso una partita di carte quando un gruppo di banditi fece irruzione per rapinare i presenti. Di Giacomo, da poco laureato, venne ucciso con un colpo di pistola alla testa. I responsabili del delitto furono fermati e condannati in seguito: si tratta dell’empedoclino Antonio Fretto, a cui venne inflitto l’ergastolo, e per i giovani (tutti all’epoca ventenni) David Tuttolomondo, Antonino Gagliano, Alfonso Iacono e Francesco Bruno. Tutti risultano nullatenenti e quindi non sono in condizioni di risarcire i familiari della vittima.
Per questo motivo, dopo il ricorso dell’avvocato Raimondo Cipolla, sarà la presidenza del Consiglio dei ministri a pagare un indennizzo superiore ad oltre 70 mila euro: ““Lo Stato deve garantire un ristoro serio e proporzionato anche quando i colpevoli non possano pagare, perché la tutela delle vittime non può dipendere dalle condizioni economiche degli autori del reato”.





