Panifici, pizzerie e aziende: chi comprava (e veniva truffato) l’olio “truccato” a Palma di Montechiaro
I commercianti credevano di acquistare olio extravergine di oliva ma, secondo quanto ipotizzato dalla procura di Agrigento, hanno acquistato prodotto miscelato e non genuino
Erano convinti di acquistare del pregiato olio extravergine di oliva ma in realtà compravano una miscela di natura diversa e quindi senza requisiti analitici e organolettici. È quanto emerge dall’inchiesta della procura di Agrigento su una presunta gigantesca frode in commercio relativa alla vendita dell’olio che, da Palma di Montechiaro, veniva smerciato in gran parte della Sicilia, in Calabria arrivando addirittura a varcare i confini nazionali fino in Germania.
Negli scorsi giorni sono state disposte perquisizioni a tappeto nei confronti di 24 indagati. I carabinieri hanno sequestrato di tutto: cellulari, tablet, contabilità e denaro per quasi mezzo milione di euro. A quindici dei ventiquattro indagati viene contestato il reato di associazione a delinquere. Secondo la procura di Agrigento (pm Annalisa Failla) non siamo di fronte ad episodi sporadici o comunque occasionali ma – ed è questa l’accusa – ad un vero e proprio gruppo organizzato. Sono oltre venti gli episodi di truffa e frode in commercio relativi alla vendita dell’olio.
Il liquido, secondo quanto ipotizzato, veniva mescolato a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la composizione naturale. E ad acquistarlo, convinti di assicurarsi un prodotto di qualità, erano in molti: panifici, pizzerie, fruttivendoli, ambulanti e addirittura aziende che si occupano della medio-grande distribuzione. E non soltanto nell’agrigentino ma anche fuori: Isola delle Femmine, Barcellona Pozzo di Gotto, San Filippo del Mela.





