Padre e figlio rapinano imprenditore a Canicattì, nuovo processo per rideterminare la condanna
Si tornerà, dunque, nuovamente in aula ma soltanto per ridefinire la pena e non la responsabilità
La condanna ad otto anni e quattro mesi dovrà essere ricalcolato alla luce di una rivalutazione delle attenuanti generiche e della recidiva. Lo ha disposto la Corte di Cassazione che, accogliendo in parte il ricorso degli avvocati Calogero Lo Giudice e Danilo Tipo, ha disposto un nuovo processo davanti altra sezione della Corte di appello nei confronti di Antonino Putano, 78 anni, e il figlio Massimo, 49 anni, per una rapina aggravata ai danni di un imprenditore di Canicattì.
Si tornerà, dunque, nuovamente in aula ma soltanto per ridefinire la pena e non la responsabilità. La vicenda risale a qualche giorno prima del Ferragosto 2018 quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, padre e figlio si presentarono all’interno della proprietà di un imprenditore agricolo minacciandolo e sottraendogli una trentina di tubi per l’irrigazione dei campi.
L’anziano imprenditore agricolo fu anche minacciato non appena cercò di opporre resistenza: “Se mi denunci passerai dei guai …”. Prima di lasciare l’abitazione dell’imprenditore i due indagati, a bordo di un furgone, speronarono l’auto della vittima nel tentativo di quest’ultimo di impedire loro di scappare.




