Agrigento

Crisi idrica e legalità, il monito del Procuratore di Agrigento: “Acqua pubblica e controllata, nessuna deroga per l’abusivismo”

Il capo della Procura agrigentina: "Qualunque forma di acquisizione non regolarizzata è un pericolo concreto per la cittadinanza"

Pubblicato 23 minuti fa

La pesante crisi idrica che sta colpendo Canicattì e diversi altri comuni della provincia di Agrigento non può diventare il pretesto per aggirare le regole, né per tollerare zone d’ombra nella distribuzione del bene pubblico per eccellenza.

Il messaggio, chiaro e perentorio, arriva direttamente dal procuratore della Repubblica di Agrigento, Giovanni Di Leo, che attraverso una nota ufficiale ha voluto richiamare all’ordine tutte le istituzioni e le autorità coinvolte nella gestione del servizio.

Il capo della Procura agrigentina ha esordito ricordando che il Servizio idrico integrato è rigorosamente disciplinato dal Testo Unico dell’Ambiente (Decreto Legislativo 152 del 2006). Una normativa che impone a chiunque operi sul territorio il massimo sforzo per garantire che questo servizio pubblico essenziale venga erogato rispettando due pilastri fondamentali: il principio di unicità della gestione e il pieno rispetto delle leggi in materia di appalti e servizi pubblici.

L’acqua, ha ribadito con forza Di Leo, è un bene essenziale alla vita, è pubblica e appartiene interamente al demanio dello Stato. Di conseguenza, le autorità preposte a ogni livello hanno lo specifico dovere di assicurare che l’acqua destinata all’uso civile e potabile sia fornita e distribuita solo ed esclusivamente dopo essere stata sottoposta a rigidi controlli. Tali verifiche devono certificarne in modo inequivocabile la provenienza, la salubrità e la potabilità.

Il Procuratore ha poi lanciato un severo avvertimento contro i canali di approvvigionamento paralleli o non autorizzati. Qualsiasi forma di acquisizione, fornitura, trasporto o distribuzione dell’acqua che non sia regolarizzata secondo le direttive dell’autorità che gestisce il Servizio idrico integrato non solo configura uno specifico reato, ma rappresenta anche un pericolo concreto per la cittadinanza. Nel caso in cui l’acqua distribuita illegalmente non fosse salubre, infatti, chiunque la utilizzi verrebbe esposto a gravissimi rischi per la salute.

La nota si spinge poi ad analizzare il delicato nodo delle complessità abitative del territorio, spesso figlie di un passato permissivo. “Le situazioni abitative e urbanistiche complesse, derivanti a loro volta da protratti, pluridecennali e tollerati illeciti edilizi ed urbanistici – dice -, non autorizzano alcuna deroga ai principi ordinari inerenti alla salute pubblica concernenti la qualità delle acque destinate al consumo umano”.

In chiusura, il capo dell’ufficio giudiziario agrigentino ha voluto tracciare una linea invalicabile sulle responsabilità istituzionali. “La violazione di tali principi – aggiunge – espone le Autorità preposte alla vigilanza alle conseguenti responsabilità, in particolare se connesse alla omessa vigilanza sulla regolarità delle situazioni abitative”.

Un passaggio questo che apre enormi scenari soprattutto rispetto al passato di “disattenzioni” da parte dei Comuni: una casa senza allaccio idrico non è abitabile e c’è da chiedersi come, per anni, nessuno abbia visto nulla.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Grandangolo Settimanale N.17/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale
N.17/2026
Pagina 1 di 17
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner italpress istituzionale banner italpress tv