Strage via D’Amelio, revocata condanna per calunnia al falso pentito Scarantino
Sarebbe stato costretto a inventare una falsa verita' per uno dei depistaggi piu' dolorosi della storia d'Italia
La Corte d’appello di Perugia ha accolto l’istanza di revisione presentata dall’avvocato Vania Giamporcaro, revocando la condanna a otto anni per calunnia aggravata inflitta al falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino nel 2002, a ben 24 anni di distanza dal verdetto. Il picciotto della Guadagna, non ha dunque infangato magistrati, dirigenti e funzionari di polizia, agenti penitenziari e un pentito ma, semmai, e’ stato costretto a inventare una falsa verita’ per uno dei depistaggi piu’ dolorosi della storia d’Italia. Anche la procura generale ha chiesto l’assoluzione.
La Corte d’Appello ha revocato la sentenza con cui il gip di Roma, Renato Croce, il 27 dicembre 2002 condanno’ Scarantino a 8 anni di carcere, con in piu’ la misura di sicurezza per tre anni. Pena gia’ interamente scontata. Il Gup dispose anche un risarcimento a favore della parte civile. Scarantinoritratto’ nel processo “Borsellino 1”. Il 24 settembre del ’98 grido’ la sua innocenza e smenti’ un suo coinvolgimento nella strage di via D’Amelio. Da allora inizio’ a sostenere di essere stato costretto a raccontare il falso e di essere stato manipolato dal gruppo investigativo “Falcone-Borsellino” guidato dall’allora questore Arnaldo La Barbera. Pool che lo avrebbe indottrinato sulle false accuse da rendere negli interrogatori.

