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Presa la banda dei kalashnikov, gli ordini partivano dal carcere: 15 fermi

C'è un nuovo collaboratore di giustizia dietro l'indagine sull'escalation di attentati del racket delle estorsioni

Pubblicato 2 ore fa



Questa mattina, a seguito di indagini svolte da personale del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia – ha dato esecuzione a 15 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, ricorrendone presupposti di legge sia in termini di gravità indiziaria che di pericolo di fuga, in relazione all’escalation criminale che dal novembre 2025 sta colpendo il territorio cittadino ricadente nel mandamento mafioso di Tommaso Natale / San Lorenzo.

Nello specifico, 9 provvedimenti di fermo hanno riguardato soggetti indiziati della commissione dei reati di estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegali di armi comuni e di armi da guerra, tutti aggravati ai sensi dell’art.416 bi. I restanti provvedimenti di fermo hanno riguardato 6 persone ritenute appartenenti ad una associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, operante nei quartieri di San Lorenzo e dello Zen 2, con disponibilità di armi da fuoco. Nell’indagine sono coinvolte ulteriori 7 persone che si trovano già in stato di detenzione per altra causa. “L’attività costituisce la prosecuzione di quella che, agli inizi di giugno di quest’anno, ha portato la Procura della Repubblica di Palermo ad emettere 8 provvedimenti di fermo per ulteriori fatti inquadrabili nel medesimo contesto investigativo”. 

Sarebbero partiti dal carcere i Trani gli ordini alla ‘banda del kalashnikov’ che è stata sgominata questa mattina dalla Dda di Plermo che ha emesso 15 provvedimenti di fermo. In particolare sarebbe stato un trafficante di droga detenuto proprio in Puglia, Salvatore Verga, 36 anni, uno dei mandanti dei raid che da mesi hanno creato terrore a Palermo. Gli investigatori hanno trovato nel telefono cellulare di uno degli indagati un messaggio del detenuto che dal carcere dava ordini con lo smartphone. Già a giugno i carabinieri avevano arrestato 8 giovani. C’è un nuovo collaboratore di giustizia dietro l’indagine sull’escalation di attentati del racket delle estorsioni a Palermo che oggi ha portato al fermo di 22 persone. Si tratta di Alessio D’Agostino, finito in cella il 20 marzo 2026, che ha descritto il ruolo di rilievo assunto, nell’ambito delle dinamiche del mandamento mafioso di Tommaso Natale – San Lorenzo, dal trafficante di droga Salvatore Verga, accusato di gestire dal carcere i “picciotti” incaricati delle intimidazioni.

Solo due delle tante vittime delle initmidazioni del racket delle estorsioni, che terrorizza i commercianti palermitani da mesi, hanno denunciato di aver subito richieste di pizzo. Emerge dall’indagine che oggi ha portato a 22 fermi. Uno dei due , un imprenditore, sentito a sommarie informazioni a fine giugno ha confermato i sospetti degli investigatori raccontando di aver ricevuto una richiesta iniziale di 5.000 euro, successivamente ridotta a 3.000 euro, somma che aveva dato in due rate. La vittima ha descritto gli estortori e ha consegnato le immagini dei due mentre gli chiedevano il pizzo. Questo ha rafforzato le prove a carico di Andrea Perugia e Massimiliano Clemente, tra i fermati di oggi. Sarebbero andati nell’esercizio commerciale dell’imprenditore dicendogli di “mettersi a posto” e minacciandolo che se non l’avesse fatto avrebbe subito la sorte di altre vittime. “Sai cosa sta succedendo agli altri”, gli avrebbero detto. Uno dei due esattori, Perugia, era suo cliente abituale.

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