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Mafia, condannati il boss Derelitto e il suo braccio destro Provenzano 

Per gli inquirenti Derelitto è il capo della cosca di Burgio mentre Provenzano sarebbe il suo braccio destro. In appello ridotta la condanna al capomafia

Pubblicato 1 ora fa

Scende da 14 a 10 anni la pena inflitta al boss Giovanni Derelitto, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Burgio. Lo hanno stabilito i giudici della terza sezione della Corte di appello di Palermo nel processo (rito abbreviato) scaturito dall’operazione dei carabinieri che ha smantellato il mandamento mafioso di Lucca Sicula-Ribera. La Corte di appello ha, invece, confermato la condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione nei confronti di Alberto Provenzano, ritenuto il braccio destro del capomafia. Derelitto (difeso dall’avvocato Vincenzo Castellano) è un personaggio di peso nel panorama criminale agrigentino il cui nome – addirittura – compare già a partire dal 1984 con l’operazione “Santa Barbara” per poi riapparire nei blitz “Scacco Matto” e “Eden 5 – Triokolà”. 

Anche ad Alberto Provenzano (difeso dall’avvocato Vincenzo Giambruno), ritenuto il braccio destro di Derelitto, è contestato il reato di associazione mafiosa ma con il ruolo di partecipe. Provenzano ha una storia mafiosa di rilievo. Venne catturato nei primi anni del 2000 nell’ambito dell’operazione “Cupola”, la retata antimafia che permise alla Squadra mobile di Agrigento di interrompere un summit mafioso con oltre una dozzina di boss riuniti attorno ad un tavolo per ratificare l’elezione a capo della mafia provinciale di Maurizio Di Gati.

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