Agrigento

Il delitto di Patrizia Russo, i giudici: “Salamone ha agito per futili motivi, non merita attenuanti”

I giudici depositano le motivazioni della condanna all’ergastolo di Salamone: “Mero pretesto per dare sfogo ad un impulso criminale e motivo di sopraffazione”

Pubblicato 31 minuti fa

“Il motivo che ha condotto al gesto, ossia legato ad una ragione patrimoniale, dato il modesto scoperto di 250 euro sul conto corrente dell’imputato e che il denaro sul conto della vittima serviva a far fronte ai bisogni familiari, è stato un mero pretesto per dare sfogo ad un impulso criminale e un motivo di sopraffazione”.  Lo scrivono i giudici della prima sezione della Corte di assise di appello di Torino nella sentenza con la quale hanno confermato il carcere a vita nei confronti di Giovanni Salamone, il commerciante agrigentino che nella notte del 16 ottobre 2024 uccise a coltellate la moglie Patrizia Russo, stimata insegnante. Il delitto si è consumato in un’abitazione di Solero, piccolo comune dell’Alessandrino, dove i coniugi si erano trasferiti da qualche tempo per ragioni professionali della donna. I giudici di appello, così come già sancito in primo grado, hanno confermato la pena dell’ergastolo per il 62enne (difeso dall’avvocato Salvatore Pennica) riconoscendo l’aggravante dei futili motivi e non concedendo le attenuanti generiche. I figli della vittima si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Maria Luisa Butticè e Annamaria Tortorici.

Salamone, inoltre, è stato giudicato perfettamente capace di intendere e volere. Su quest’ultimo punto anche la Corte di assise di appello ha escluso qualsiasi vizio di mente alla luce di plurime consulenze e nonostante l’uomo avesse dichiarato nel corso del dibattimento di essere posseduto da Satana e che il padre dell’ex socio gli era apparso in sogno. Per la consulente del pm si tratta di “dichiarazioni inverosimili che non consentono di formulare le diagnosi di follia transitoria o blackout” e che, invero, ci si trova davanti ad un fenomeno di “autolegittimazione tipico negli autori di crimini efferati che può avere un duplice significato o di ricostruire una immagine socialmente accettabile di sé oppure una deliberata strategia difensiva”.

I giudici, come detto, hanno riconosciuto l’aggravante dei futili motivi “in ragione delle stesse dichiarazioni dell’imputato effettuate subito dopo l’omicidio”. L’aggravante, scrivono in sentenza, “sussiste ove la determinazione criminosa sia stata indotta da uno stimolo esterno di tale levità, banalità e sproporzione rispetto alla gravità del reato, da apparire, secondo il comune modo di sentire, assolutamente insufficiente a provocare l’azione criminosa tanto da potersi considerare, più che una causa determinante dell’evento, un mero pretesto per lo foto di un impulso violento”. A Salamone, infine, non sono state concesse le attenuanti generiche “non essendoci alcuna ragione tale da renderne l’imputato meritevole, nè una condotta processuale degna di essere premiata, né altro, ad esempio una resipiscenza.” I giudici chiosano: “La brutalità del gesto e le sue modalità sono ulteriore elemento tale da non giustificare, per la loro gravità e in assenza di elementi di segno positivo, la concessione richiesta”

IL DELITTO DI PATRIZIA RUSSO

I protagonisti di questo dramma sono volti noti ad AgrigentoGiovanni Salamone, 61 anni, agricoltore e commerciante di prodotti della terra con la passione per l’ambiente. Da anni era uno degli attivisti, impegnato sul fronte di Punta Bianca, dell’associazione ambientalista Mareamico. Nel 2020 aveva anche tentato la carriera politica, candidandosi al Consiglio comunale senza successo. Patrizia Russo, 53 anni, stimata insegnate di sostegno. In molti la ricordano per le sue esperienze prima alla scuola media “Castagnolo” di Agrigento e poi all’istituto “Andrea Camilleri” di Favara. Amava il suo lavoro, sorridente, sempre disponibile. Una famiglia come tante che ha vissuto momenti felici e di sconforto, alti e bassi che contraddistinguono la quotidianità di vita delle persone ma mai – almeno fino a quel drammatico 16 ottobre 2024 – un segnale che potesse lasciar presagire un epilogo così tragico. Salamone prima accoltella la moglie mentre dormiva. Poi la chiamata ai carabinieri e la confessione: “Ho fatto una sciocchezza”.

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