Agrigento

Il tentato omicidio a San Leone, 26enne resta in carcere: “Non è stata legittima difesa”

Il giudice non ha convalidato il provvedimento disponendo, tuttavia, la custodia in carcere del 26enne accusato di aver colpito con 8 coltellate un minorenne

Pubblicato 54 minuti fa

Il gip del tribunale di Agrigento, Nicoletta Sciarratta, non ha convalidato l’arresto (per mancanza della “quasi flagranza” ndr) del 26enne gambiano accusato del tentato omicidio di un minorenne avvenuto nella notte tra l’1 ed il 2 agosto a San Leone. Il giudice, tuttavia, ha disposto nei confronti dell’indagato la custodia cautelare in carcere. Si tratta di “tecnicismi” giuridici per quanto riguarda la mancata convalida del provvedimento: il gip ha ritenuto non legittimo l’arresto in assenza del requisito di “quasi flagranza” di reato. Il pm aveva altresì chiesto la riqualificazione – da arresto a fermo – mancando anche qui un altro requisito fondamentale, vale a dire il pericolo di fuga. Il ventiseienne, infatti, si è spontaneamente consegnato ai carabinieri della stazione di Villaggio Mosè.

Il giudice, tuttavia, ha ritenuto gravi gli indizi a carico dell’indagato in ordine al tentato omicidio e, per tale motivo, ha disposto nei suoi confronti la custodia in carcere. Per il gip, infatti, il 26enne non si è limitato a difendersi da un’ aggressione ma si è spinto ben oltre affondando per ben otto volte il coltello contro il minorenne. Per il giudice viene meno anche il presupposto della legittima difesa e la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni dolose aggravate: il gambiano, infatti, ha dichiarato di aver agito perchè sentitosi minacciato dal “branco” che avrebbe anche millantato l’intenzione di usare una pistola. La versione fornita durante l’interrogatorio, tuttavia, è stata giudicata “non credibile” avendo l’uomo reso dichiarazioni “in parte confessorie e, d’altra parte, intrinsecamente contraddittorie

I fatti sono ormai noti. Il ventiseienne è accusato di tentato omicidio, rissa e porto di oggetti atti ad offendere. Il giovane, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, ha colpito con otto coltellate un diciassettenne e ferito un altro ventenne con un fendente al ginocchio a margine di una rissa avvenuta tra piazzale Giglia e viale dei Giardini. Ancora da chiarire i motivi che hanno scatenato la zuffa tra un gruppetto di ragazzi e il 26enne. Quest’ultimo, durante l’interrogatorio di garanzia, ha dichiarato di aver temuto un’aggressione nei suoi confronti e di essere stato accerchiato e minacciato reagendo così con un coltello.

Le telecamere che insistono nella zona hanno ripreso quasi interamente quegli attimi di terrore culminati con il ferimento del minore e del suo amico. Per fortuna entrambi sono fuori pericolo di vita: il primo è stato colpito con 8 fendenti sul torace, sul dorso e sul braccio destro; il secondo, invece, ha riportato una lesione tendino-rotulea con una prognosi di trenta giorni. Nell’inchiesta, coordinata dal pm Luisa Piccolo, risultano indagati per rissa anche le due persone ferite nella colluttazione. Al vaglio degli inquirenti, inoltre, la posizione di alcuni testimoni che – sentiti dai carabinieri a sommarie informazioni – avrebbero fornito versioni non lineari con quanto invece emerso dalle immagini estrapolate dalle telecamere. Dai frame si può riconoscere il 26enne gambiano attraversare la strada e sedersi su una panchina nei pressi di piazzale Giglia. Poco dopo si vede un gruppetto di giovani che avanza verso di lui e, in particolare, un soggetto che, nonostante fosse trattenuto da due ragazzine, teneva un oggetto in mano. Le telecamere riprendono il 26enne – intorno le 3:40 – con in pugno un coltello. Iniziano le schermaglie tra il gruppetto ed il gambiano con quest’ultimo che fugge verso un locale lungo viale dei Giardini. Ed è proprio davanti l’attività commerciale che comincia la vera e propria rissa con alcuni soggetti che tentano di colpire il 26enne il quale, tuttavia, continua a tenere in mano una grossa lama. Al termine della colluttazione le telecamere riprendono il ferimento del 17enne, con vistose chiazze di sangue sulla schiena, e del 20enne, colpito al ginocchio. Poco dopo si registra l’intervento dei carabinieri, chiamati da un amico dei due ragazzi, che avviano le operazioni di soccorso dei malcapitati ma anche le ricerche del sospettato. In realtà sarà lo stesso 26enne a presentarsi dopo circa un’ora, convinto dal padre della fidanzata, alla caserma di Villaggio Mosè. Durante l’interrogatorio l’indagato ha dichiarato di aver agito poiché sentitosi in pericolo e minacciato. Le indagini proseguono per chiarire i motivi di un evento che sarebbe potuto finire in tragedia. 

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