Agrigento

Mosella, sequestrata la ditta al centro dell’inchiesta sull’appalto “truccato” 

Sigilli all'impresa che si sta occupando dei lavori alla Mosella finita al centro di un'inchiesta su un appalto milionario ritenuto "truccato"

Pubblicato 5 ore fa

Sigilli all’impresa che si sta occupando dei lavori di manutenzione straordinaria della Mosella e nomina di un amministratore giudiziario. Gli agenti della Squadra mobile hanno eseguito il provvedimento nei confronti della Andiva srl, la ditta finita al centro dell’inchiesta sull’appalto milionario che, per la Procura di Agrigento, sarebbe stato “truccato”. A firmare il sequestro preventivo è stato il gip Giuseppe Miceli che ha “congelato” anche tutti i beni mobili e immobili, i rapporti bancari e contrattuali oltre che le quote societarie dei soci. Il giudice, altresì, ha nominato un amministratore giudiziario che dovrà occuparsi della gestione di quanto sequestrato. L’inchiesta – coordinata dal procuratore Giovanni Di Leo e dal sostituto Annalisa Failla – è legata all’appalto milionario della Mosella, l’importante arteria stradale che collega la SS640 alla SS115. Per questa storia, non più di due mesi fa, sono finiti ai domiciliari gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, 46 anni, e Dino Caramazza, 45 anni (difesi dall’avvocato Giuseppe Barba), ed è stata applicata una misura interdittiva all’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni (difeso dall’avvocato Angelo Farruggia), direttore dei lavori dell’appalto.

Per gli inquirenti la Andiva srl altro non è che una società costituita “ad hoc” ed intestata a prestanome per eludere i controlli ed evitare la “pressione” della Prefettura di Agrigento in materia di certificazione antimafia. L’impresa – ad appena due mesi dalla sua nascita – si è aggiudicata la gara d’appalto milionaria per la manutenzione straordinaria della strada. Per la Procura di Agrigento gli imprenditori Caramazza e Milioti hanno creato la Andiva srl, intestandola a due loro dipendenti – Giovanna Palillo e Calogero Valenti – ritenuti dei meri prestanome. L’obiettivo secondo l’accusa era quello – da un lato – di turbare l’asta per la gara d’appalto partecipando con le rispettive società e – dall’altro – eludere le “pressioni” della Prefettura di Agrigento in materia di certificazione antimafia e iscrizione alla “white list”. Pressioni che, in effetti, si manifestavano alla fine del 2024 quando alla Edilroad dei Caramazza viene notificato un accesso ispettivo del Gruppo Interforze e un preavviso di diniego di iscrizione alla “white list”. A sostegno del provvedimento della Prefettura ci sono almeno diversi elementi: un “capo cantiere” dell’imprenditore favarese è ritenuto un membro di Cosa nostra (arrestato nel 2012 nell’operazione Maginot contro la rete dei fiancheggiatori del boss Falsone e più di recente nel blitz contro il mandamento di Ribera-Lucca Sicula); un altro dipendente della ditta, invece, è ha avuto rapporti lavorativi e cointeressenze con esponenti della criminalità organizzata nonché ritenuto “vicino” al boss defunto Giovanni Lauria; infine – è la contestazione della Prefettura di Agrigento – “sarebbero state accertate frequentazioni e cointeressenze economiche di componenti della compagine societaria con più soggetti attinti a vario titolo da provvedimenti giudiziari per delitti e fatti di criminalità organizzata”. Ed è così che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nasce l’esigenza di creare una compagine “pulita” in grado di partecipare alle gare d’appalto. Il dato ancora più curioso, sottolineano gli investigatori, è che l’Andiva srl viene costituita proprio lo stesso giorno in cui viene effettuata l’ispezione della Prefettura di Agrigento.

Le successive intercettazioni delineano ancora più marcatamente il quadro e, come sottolinea il gip nell’ordinanza, adesso “sono chiare le ragioni che hanno spinto il Caramazza alla costituzione di un nuovo soggetto giuridico”. A guidare la nuova società sono Vania Palillo e Calogero Valenti, formalmente soci ma in realtà dipendenti delle aziende dei Caramazza e di Milioti. Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. La vicenda ebbe un primo vero impulso tre mesi fa con le perquisizioni della polizia eseguite nei confronti di 9 indagati: Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e all’architetto e cognato Alessandro Rizzo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andiva dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo. 

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