Agrigento

Agrigento 2025 oscurata dalle polemiche: la crisi reputazionale costerà fino a mezzo milione l’anno

In circa 90 pagine la società "Avanzi SRL" ha tracciato le ricadute dell'evento, evidenziando i danni a lungo termine che ne deriveranno

Pubblicato 8 ore fa

Un boomerang per la reputazione di Agrigento. Non per le attività effettivamente svolte, ma per la quantità di polemiche – soprattutto locali – che hanno travolto tutto e che, sommate a ritardi ed errori, hanno minato non poco la possibilità che il titolo di Capitale della cultura 2025 potesse essere un’opportunità per il territorio. A metterlo nero su bianco è il report di valutazione d’impatto stilato per conto della Fondazione Agrigento 2025 dalla società Avanzi Srl, aggiudicataria del servizio di valutazione degli effetti che l’evento più atteso – e contestato – per la città ha prodotto. Una relazione di oltre 90 pagine in cui si ripassano i 365 giorni in questione cercando di prendere atto di cosa è avvenuto e di cosa è stato prodotto.

Il programma, se guardiamo appunto solo al dossier di candidatura, ha mobilitato 44 progetti complessivi, generando, secondo lo studio, una vivacità culturale diffusa e presidi territoriali significativi. Tra gli output più rilevanti figurano il coinvolgimento di 650 artisti e professionisti, oltre 94.000 visitatori e spettatori dichiarati, e 2.156 partecipanti a laboratori di co-produzione.

Sul piano dei riscontri positivi, i dati evidenziano nel 2025 un incremento dei flussi turistici internazionali, con un aumento del 4,27% degli arrivi esteri e un picco del +15,9% registrato dal mercato statunitense. Si segnala inoltre un forte gradimento da parte del pubblico e dei visitatori esteri nei confronti della qualità artistica e del patrimonio archeologico, trainato da eventi di alto profilo come il concerto di Riccardo Muti e il videogioco narrativo Rizomata. Un ruolo di primo piano è stato giocato dalla rigenerazione di spazi urbani e storici significativi, come l’ex Carcere di San Vito trasformato da Farm Cultural Park, che hanno ottenuto risonanza su importanti testate nazionali. Inoltre, la dimensione ridotta del centro urbano ha dimostrato di poter funzionare come amplificatore di prossimità e di coinvolgimento intergenerazionale in specifici formati, sondati con eventi artistici o filosofici, come la rassegna Sphairos.

Il rapporto evidenzia tuttavia diverse criticità strutturali e organizzative che hanno condizionato l’efficacia complessiva dell’iniziativa. Tra queste spicca il ritardo organizzativo e di avvio, stimato in circa 15-16 mesi rispetto al calendario atteso, che ha compresso i tempi operativi dei progetti e ha reso complesso l’ingaggio preventivo della cittadinanza e la creazione di un corpo di volontariato strutturato. A ciò si è aggiunto un vuoto narrativo imputabile all’inefficacia della comunicazione istituzionale iniziale, colmato parzialmente solo nella seconda parte dell’anno, che ha impedito di coordinare una narrazione unitaria e di contrastare tempestivamente le critiche.

Non sono mancate criticità amministrative e di governance, con le dimissioni degli organismi di vertice (prima il presidente Giacomo Minio e poi il direttore Roberto Albergoni) sostituiti in corsa (rispettivamente da Maria Teresa Cucinotta e Giuseppe Parello) e con una effettiva ripartenza delle attività amministrative della fondazione avvenuta solo dopo l’inserimento di queste due figure. È emersa inoltre una frattura percepita tra i soggetti esterni, che hanno registrato esperienze positive, e le associazioni locali, che hanno lamentato isolamento, assenza di coordinamento trasversale e scarsa condivisione di una visione strategica unitaria, oltre a un’assenza quasi totale di risorse private mobilizzate, con sponsorizzazioni ridotte al minimo rispetto alle previsioni iniziali.

Il rapporto calcola un danno reputazionale sul mercato domestico quantificato in una stima di erosione compresa tra i 500.000 e 1 milione di euro sui flussi turistici nazionali del biennio 2026-2027. Questo fenomeno è avvenuto a causa di ragioni precise che includono la sovrapposizione mediatica tra l’evento culturale e le emergenze strutturali del territorio, in particolare la crisi idrica, che ha avuto grande enfasi sulle testate internazionali. Hanno inciso profondamente anche l’utilizzo da parte della stampa nazionale e locale della formula della “carente razionalità organizzativa” proveniente dai rilievi della Corte dei Conti e l’etichetta di “flop” come chiavi di lettura generalizzate, insieme alla viralizzazione sui social media di contenuti visivi negativi legati a disservizi, come la segnaletica stradale errata o le perdite idriche sulla via pubblica, che hanno trovato terreno fertile a causa della carenza di una strategia di comunicazione di crisi e di un presidio digitale istituzionale tempestivo nelle fasi critiche.

Una parentesi va dedicata a come è stato effettivamente calcolato il danno reputazionale. La società Avanzi ha usato l’Earned Media Value, con alcuni specifici coefficienti di correzione per il tono – negativo – della copertura mediatica. Nel caso specifico di Agrigento 2025, infatti, gli autori della relazione evidenziano che sommare indistintamente tutta la copertura mediatica ottenuta sarebbe metodologicamente inaccettabile, poiché una fetta rilevante delle uscite ha assunto toni critici, di denuncia o apertamente negativi.

Il calcolo distingue quindi nettamente tra il valore generato dalle narrazioni positive e il valore eroso da quelle negative. Nello scenario centrale dell’analisi, l’Earned Media Value netto si attesta intorno a 870.000 euro, un saldo che tiene conto del fatto che circa il 55% di tale valore è trainato dalla stampa internazionale premium, mentre la componente di erosione è fortemente concentrata nelle testate specializzate e nel dibattito digitale domestico.

Da questa spaccatura emerge la stima specifica del danno reputazionale sul fronte domestico. Gli estensori del report quantificano l’erosione reputazionale sul mercato italiano in una forbice compresa tra i 500.000 e un milione di euro, calcolata in termini di impatto negativo sui flussi turistici nazionali previsti per il biennio 2026-2027. Questo pregiudizio economico e d’immagine viene spiegato attraverso il consolidamento di un vero e proprio stigma derivante dal frame critico. In altre parole, la visibilità ottenuta ha in parte generato quella che viene definita una “notorietà problematica”. Nonostante questo, lo studio stima in circa 870mila euro il valore positivo prodotto sulla destinazione.

Nelle conclusioni, la relazione sottolinea che l’esperienza non può essere liquidata come un fallimento totale né celebrata acriticamente, ma va letta come un banco di prova che ha dimostrato la capacità di produrre cultura di alto livello.

Soprattutto, si parla di prospettive: l’esigenza di individuare tempestivamente un soggetto istituzionale responsabile della legacy per evitare la dispersione delle reti e delle competenze attivate, la necessità di capitalizzare il posizionamento internazionale acquisito sul brand turistico e culturale sfruttando i contenuti di successo e l’attrattiva verso i mercati esteri e il supporto mirato ai progetti locali che hanno dimostrato un effettivo potenziale di continuità. Prescrizioni sostanzialmente vane, dato che, come noto, l’Amministrazione comunale ha cessato anzitempo, accogliendo la richiesta della stessa governance, la Fondazione per poter riutilizzare i fondi rimasti.

Così, alla fine, di Agrigento Capitale cultura 2025 non rimarrà nulla: né le prospettive, né le speranze infrante di una città che ha sognato di volare, e si è trovata intrappolata in un eterno meme, tra cartelli sbagliati, operai che ricercano tombini con il metal detector e rubinetti a secco.

Il report è consultabile qui: https://agrigento2025.org/cms/assets/eddcade3-b094-43ec-a2d4-0e3ec8d39c4d?download

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