Canicattì

“Picciotti, che cosa vi ho fatto?”, 36 anni fa veniva ucciso il giudice Rosario Livatino 

Il giudice Rosario Livatino, primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica, veniva ucciso dalla Stidda il 21 settembre 1990

Pubblicato 1 giorno fa

Oggi è il giorno della memoria. Il giudice Rosario Livatino, primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica, veniva ucciso dalla Stidda il 21 settembre 1990 a colpi di arma da fuoco, mentre con la sua vecchia Ford Fiesta stava spostandosi da Canicattì al tribunale di Agrigento. La vita di Rosario Livatino – ucciso 33 anni fa dalla mafia nelle campagne di Agrigento, definito giudice ‘ragazzino’ per la sua giovane eta’ e per il coraggio misto ad una esperienza davvero inusuale a dispetto dell’eta’ – e’ stata e rimane ancora una testimonianza di impegno civico, di aderenza ai valori della Costituzione, di profondo amore verso la legalita’. Una carriera fulminante la sua.

Cresciuto in una Canicatti’ intorbidita dagli interessi mafiosi, nel 1975, a 23 anni si laurea in Giurisprudenza a Palermo. Tre anni dopo il suo ingresso in magistratura: prima tappa Caltanissetta, poi Agrigento. In poco piu’ di un decennio ha combattuto le varie consorterie criminali della provincia, concentrando il suo impegno verso la nascente e temibilissima ‘Stidda’, gruppo attivo in quel lembo di terra che si affaccia sul canale di Sicilia, da Agrigento a Gela. Fu la ‘Stidda’ a decidere di eliminarlo. Era il 21 settembre del 1990. Come tutte le mattine, a bordo della sua vecchia Ford Fiesta color amaranto, senza alcun agente di scorta a difenderlo, stava raggiungendo Agrigento da Canicatti’ lungo la strada statale 640. Al chilometro 10 la Fiesta fu speronata dall’auto del commando formato da quattro killer. Livatino cerco’ riparo lanciandosi nella scarpata. Una fuga disperata e inutile: i sicari lo braccarono e lo uccisero senza pieta’, lasciandolo a terra, inerme, in una pozza di sangue. Fu l’atto finale della vita di un servitore dello Stato, massacrato in mezzo al nulla, nella campagna brulla di fine estate. Proprio li’, oggi una stele ne ricorda il sacrificio. Dell’omicidio fu testimone Pietro Nava, un imprenditore lombardo rappresentante di porte blindate. Le sue dichiarazioni, affidate ai magistrati che indagarono sulla morte del giudice, si rivelarono utilissime per chiudere il cerchio attorno ai killer, che furono arrestati. Uno di essi, Gaetano Puzzangaro, ‘picciotto’ della famiglia di Palma di Montechiaro, dopo essersi pentito e convertito, in questi anni ha dato un contributo importante alla causa di beatificazione di Livatino.

Livatino è il primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica. La cerimonia di beatificazione si è svolta il 9 maggio 2021 nella cattedrale di Agrigento, nell’anniversario della visita apostolica di papa Giovanni Paolo II nella città dei Templi. La sua ricorrenza si celebra il 29 ottobre, giorno in cui nel 1988, a 36 anni, ricevette il sacramento della confermazione, come compimento di un travagliato percorso di fede che abbracciò da adulto con convinzione. “La giustizia – scriveva – è necessaria, ma non sufficiente e può e deve essere superata dalla legge della carità, che è la legge dell’amore, amore verso il prossimo e verso Dio”. La camicia portata da Livatino il giorno della morte, e rimasta intrisa di sangue, è divenuta una reliquia. 

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