Apertura

Il mandamento mafioso di Canicattì e la nuova Stidda: 9 condanne 

Si chiude così il capitolo giudiziario scaturito dalla maxi inchiesta Xidy. La Corte di Cassazione in serata ha messo il sigillo finale chiudendo di fatto l’iter giudiziario

Pubblicato 3 ore fa

Nove condanne anche se per una è stata annullata la continuazione con precedenti pene inflitte divenute definitive. Si chiude così il capitolo giudiziario scaturito dalla maxi inchiesta Xidy, l’operazione che nel 2021 fece luce sul mandamento mafioso di Canicattì e sulla riorganizzazione della Stidda in provincia di Agrigento. La Corte di Cassazione in serata ha messo il sigillo finale chiudendo di fatto l’iter giudiziario. Nove, come detto, le condanne divenute irrevocabili: 9 anni, un mese e 23 giorni di reclusione ad Angela Porcello, ex avvocato penalista agrigentina, ritenuta la cassiera del mandamento; 20 anni di reclusione a Giancarlo Buggea, ex compagno dell’avvocato, ritenuto tra gli uomini d’onore più influenti dell’intero mandamento; 23 anni di reclusione al potente boss Lillo Di Caro, considerato il capo indiscusso del mandamento di Canicattì, secondo soltanto al boss ergastolano Giuseppe Falsone (giudicato con il rito ordinario ndr), ai vertici di Cosa nostra agrigentina. E ancora: Luigi Boncori (20 anni), ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Ravanusa. Per lui era stata chiesta la continuazione con vecchie condanne ormai passate in giudicato ma la Cassazione ha annullato limitatamente a questo aspetto. Giuseppe Sicilia (18 anni e 8 mesi), considerato il capo della famiglia mafiosa di Favara. Infine: Calogero Paceco (8 anni), Gregorio Lombardo (17 anni e 4 mesi), Giuseppe D’Andrea (3 anni e 4 mesi), Emanuele Diego Cigna (8 anni e 5 mesi).

Il processo che segue il rito ordinario, invece, è giunto al secondo grado di giudizio. Nel maggio scorso la Procura Generale ha chiesto 7 condanne: 22 anni di reclusione per Giuseppe Falsone, ergastolano, ritenuto ancora oggi il capo indiscusso di Cosa nostra agrigentina; 22 anni di carcere per Antonio Gallea, già condannato all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti dell’omicidio del giudice Rosario Livatino; 28 anni di reclusione per Santo Gioacchino Rinallo, anche lui ergastolano in semilibertà, ritenuto uno dei killer più efferati della Stidda; 29 anni di reclusione è la pena invocata per Antonino Chiazza, originario di Palma di Montechiaro ma considerato il nuovo capo della Stidda di Canicattì; 18 anni di reclusione per Pietro Fazio, accusato di far parte degli stiddari; 1 anno e 4 mesi per Stefano Saccomando e 8 anni di reclusione per Filippo Pitruzzella, ex ispettore della Polizia di Stato, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa (condannato in primo grado a 12 anni). 

L’operazione – coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ed eseguita dai carabinieri del Ros – scattò nel febbraio di 2021. In quell’occasione furono arrestati i vertici dell’intero mandamento, poliziotti e anche l’avvocato Angela Porcello, ex compagna di Buggea, ritenuta la cassiera del mandamento. La penalista, nel frattempo radiata dall’albo, ha anche tentato di avviare un percorso di collaborazione con la giustizia. Uno status che non le è mai stato riconosciuto. L’indagine coordinata dai magistrati della Dda di Palermo Paolo Guido, Claudio Camilleri, Gianluca De Leo e Francesca Dessì, oltre ad aver fatto luce sulle dinamiche interne al mandamento mafioso di Canicattì, ha anche puntato un faro sui componenti della nuova Stidda che si sarebbe contrapposta alla famiglia di Cosa Nostra. Ipotizzate anche una serie di estorsioni, in particolare nel settore delle mediazioni agricole.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

FUNZIONA
Grandangolo Settimanale N.34/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale ↗
N.34/2026
Pagina 1 di 14
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner italpress istituzionale banner italpress tv