L’appalto “truccato” della Mosella, annullata interdizione al direttore dei lavori
Il Riesame annulla l'interdizione nei confronti del direttore dei lavori dell'appalto finito nel "mirino" della Procura di Agrigento
Il tribunale del Riesame ha annullato la misura interdittiva nei confronti dell’ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori dell’appalto relativo alla manutenzione straordinaria della strada Mosella, l’importante arteria stradale che collega la SS640 con la SS115. Il tribunale della Libertà, accogliendo il ricorso avanzato dall’avvocato Angelo Farruggia, ha così annullato l’interdizione che era stata disposta dal gip del tribunale di Agrigento Giuseppe Miceli. La vicenda è relativa all’appalto milionario della “Mosella” finito nel mirino della Procura poichè ritenuto “truccato”. All’ingegnere Castaldo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andiva dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato, l’architetto Rizzo. La vicenda è una “costola” investigativa della più nota attività “appalti e mazzette”.
Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. L’appalto è stato aggiudicato dalla Andiva srl, una società che per i pm agrigentini sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata a due prestanome (Palillo e Valenti ndr). La Andiva ha partecipato alla gara d’appalto insieme ad altre due imprese – la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti – aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio. Per gli inquirenti dietro la Andiva ci sono i Caramazza e Milioti che, intestando la nuova società a dei prestanome, avrebbero ottenuto la gara sotto fittizia identità al fine di eludere indagini in materia di normativa antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri.




