Agrigento

Aree di recupero, architetti chiedono il riesame delle disposizioni della Soprintendenza

Lettera alla Regione dopo le segnalazioni degli iscritti. Sul tavolo ritardi nelle istruttorie, carenza di personale tecnico e criticità applicative

Pubblicato 1 ora fa

Tempi delle istruttorie che in alcuni casi arriverebbero a sfiorare i dodici mesi, carenza di personale tecnico, mancato adeguamento degli strumenti urbanistici comunali e difficoltà applicative segnalate dai professionisti. Sono alcuni dei temi affrontati dall’Ordine degli architetti di Agrigento nella nota trasmessa all’assessorato regionale dei Beni culturali, al dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, alla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Agrigento, al presidente della Regione e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana. 

L’iniziativa nasce dalle numerose segnalazioni ricevute dagli iscritti in merito all’istruttoria delle pratiche riguardanti immobili ricadenti nelle aree di recupero individuate dal Piano paesaggistico provinciale. Nella nota, l’Ordine richiama l’attenzione sulla necessità di accelerare l’adozione dei Piani urbanistici generali da parte dei Comuni, evidenzia la persistente carenza di personale tecnico negli enti pubblici, segnala i tempi particolarmente lunghi nella definizione delle istanze paesaggistiche e sottolinea la necessità di assicurare maggiore chiarezza interpretativa nell’applicazione delle norme che disciplinano le aree di recupero. 

Uno dei passaggi centrali riguarda una disposizione di servizio emanata dalla Soprintendenza nel settembre scorso in materia di aree di recupero. L’Ordine riferisce di averne acquisito conoscenza per vie informali e di aver successivamente richiesto copia ufficiale del provvedimento senza aver ricevuto riscontro adeguato. Nello stesso documento viene inoltre evidenziato come tale disposizione abbia già generato difficoltà applicative segnalate dagli iscritti con riferimento a specifiche pratiche attualmente in fase di istruttoria.

Tra le questioni sollevate, inoltre, figurano la necessità di garantire interpretazioni uniformi delle norme vigenti; di potenziare l’organico tecnico della Soprintendenza, con particolare riferimento alle figure professionali dell’architetto; di accelerare il processo di adeguamento degli strumenti urbanistici comunali alle previsioni del Piano paesaggistico. 

Fra le richieste avanzate agli enti competenti si inseriscono anche il riesame della disposizione di servizio, l’emanazione di indirizzi interpretativi uniformi a livello regionale, il rafforzamento degli organici tecnici, la convocazione di un tavolo di confronto con gli Ordini professionali e il coinvolgimento dei Comuni nel percorso di aggiornamento degli strumenti urbanistici. 

L’Ordine, inoltre, propone un’integrazione delle norme di attuazione del Piano paesaggistico finalizzata a chiarire criteri e modalità di valutazione delle pratiche nelle aree di recupero.

“La semplice ricadenza di un immobile in un’area di recupero – affermano gli architetti – non dovrebbe costituire un ostacolo automatico all’espressione dei pareri previsti dalla normativa. Le valutazioni devono essere effettuate caso per caso, verificando la compatibilità degli interventi con i valori paesaggistici tutelati e con gli obiettivi di recupero e riqualificazione del territorio perché tutelare non vuol dire sempre bloccare ma vuol dire anche valorizzare, riqualificare e rigenerare un territorio”.

E ancora, nella parte conclusiva della nota, l’Ordine ribadisce la propria disponibilità al confronto istituzionale con tutti i soggetti coinvolti, nella convinzione che una collaborazione stabile tra enti, amministrazioni e professionisti possa contribuire a garantire procedure più chiare, tempi più certi e una più efficace tutela del patrimonio paesaggistico della provincia. 

Infine, l’Ordine prende atto delle notizie diffuse dalla stampa in merito alla nomina del nuovo soprintendente, l’architetto Emanuele Turco, e formula i migliori auguri di buon lavoro per il prestigioso incarico. Nella convinzione che il confronto istituzionale rappresenti uno strumento fondamentale per affrontare le sfide del territorio, gli architetti auspicano di poter avviare fin da subito un rapporto improntato alla collaborazione e al dialogo costruttivo.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Grandangolo Settimanale N. 37/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale ↗
N. 37/2026
Pagina 1 di 68
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner italpress istituzionale banner italpress tv