In Via Saponara il tempo si è fermato tra le macerie, Ilaria Bordenca: “sogno di ritornare nella mia culla”
La residente di via Saponara sui social racconta quella che ha vissuto ritornando per pochi minuti nella sua casa tra le macerie
A distanza di mesi dal crollo avvenuto a fine agosto in via Saponara, nel cuore del centro storico di Agrigento, sembra che il tempo si sia fermato. Dopo i sopralluoghi e i primi interventi, le macerie sono ancora lì, a raccontare una ferita che non si è rimarginata e un quartiere che attende risposte. Dietro quelle pietre, però, non ci sono soltanto edifici danneggiati. Ci sono residenti costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, senza sapere quando potranno farvi ritorno. Una di loro, Ilaria Bordenca, nei giorni scorsi, è riuscita a rientrare nella propria casa per recuperare alcuni effetti personali. Lo ha fatto grazie all’aiuto e alla disponibilità di un vicino di casa, un uomo immigrato che vive nella zona e che le ha consentito di accedere all’abitazione da un secondo ingresso.
“Non avevo ancora visto, se non in fotografia, ciò che era successo davanti a casa mia, perché mi mancava il coraggio di affrontare quella realtà. È anche per questo che ormai sono fuori casa da almeno un anno. Ho provato freddo e tristezza. La casa, ormai, è invasa da ragnatele e polvere; alcune piante sono morte e il giardino è distrutto. E tanto altro ancora…Ho preso velocemente le cose che mi servivano e sono fuggita. Ho provato un dolore profondo nel vedere la mia «culla» così sola, come un’anima che aspetta. Ed è assurdo pensare che nessuno dei massi precipitati dal palazzo abbia scalfito il murales di Sciascia. Pensate che uno di essi si è fermato a un millimetro di distanza”, racconta sui social la residente Ilaria Bordenca, alternando il dolore della realtà alla speranza di un sogno. “Sogno…Stanotte tutto appariva meravigliosamente meraviglioso, rimanevo incredula perché avevano sistemato tutto, con ordine, pulizia, tutto perfetto. Io meravigliosamente stupita, ero sconvolta da cotanta immediatezza nella risoluzione del caso, e non solo per questo, ma tutta la città, al minimo problema, veniva risolto nell’immediato, come succede spesso in Giappone, e io meravigliosamente meravigliata vedendo casa mia, le case nostre ricostruite, cominciavo a chiamare tutti per far capire che questa città era cambiata, e che tutti i problemi venivano risolti in un batter d’occhio. Finalmente gioia, entusiasmo, felicità mi inondavano con la possibilità, finalmente, di ritornare a casa, e vedere un quartiere bello, pulito, ordinato come non si era mai visto…e credetemi non sto scherzando. Mi sveglio e Son Desta…Stanotte era solo un sogno”. E in conclusione la Bordenca sottolinea: “Vogliamo riappropriarci delle nostre residenze nel centro storico, perché è lì che risiede l’anima di un popolo.”





