Stidda, no alla liberazione condizionale per il killer Croce Alletto
Croce Alletto, condannato all'ergastolo, fece parte del temibile gruppo stiddaro che insanguinò l’agrigentino nella guerra di mafia
No alla liberazione condizionale. La Corte di Cassazione, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma, ha rigettato il ricorso della difesa di Croce Alletto, 62 anni, di Palma di Montechiaro, già componente del “paracco” della Stidda che tra la fine degli anni ottanta e gli inizi del novanta diede vita ad una sanguinosa faida mafiosa contro Cosa Nostra in provincia di Agrigento. Lo scrive il quotidiano La Sicilia. Croce Alletto si trova in carcere dal 1993 ed è stato condannato al carcere a vita per molteplici reati: associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, rapina, droga, armi.
L’uomo, oggi 62enne, fece parte del temibile gruppo stiddaro che insanguinò l’agrigentino nella guerra di mafia ma anche dell’omicidio del giudice Rosario Livatino. Già nel 2022 aveva chiesto al tribunale di Sorveglianza de L’Aquila la liberazione condizionale che gli era stata negata. Si tratta di un istituto giuridico che consiste nella sospensione temporanea della pena detentiva quando già ne sia stata scontata gran parte. Nel caso specifico almeno 26 anni. Così è stato presentato un ricorso in Cassazione che però ha negato nuovamente la richiesta. La stessa cosa è avvenuta adesso con la Cassazione che, confermando la decisione del tribunale di Sorveglianza di Roma, ha negato la liberazione condizionale al palmese.





