Agrigento

“Strabuttanissima Sicilia” di Buttafuoco rompe gli “equilibri” del Caffè letterario agrigentino

Da “buttanissima” del primo libro a “strabuttanissima” del secondo libro che è stato presentato ad Agrigento come ultimo appuntamento  del Caffè letterario intitolato “Equilibri”. E di equilibri ne rompe a iosa l’ultima fatica letteraria di Pietrangelo Buttafuoco, rinomato giornalista e scrittore siciliano che riesce ad essere sempre più esplicito e caustico, inesorabilmente condivisibile e drammaticamente […]

Pubblicato 8 anni fa

Da “buttanissima” del primo libro a “strabuttanissima” del secondo libro che è stato presentato ad Agrigento come ultimo appuntamento  del Caffè letterario intitolato “Equilibri”.

E di equilibri ne rompe a iosa l’ultima fatica letteraria di Pietrangelo Buttafuoco, rinomato giornalista e scrittore siciliano che riesce ad essere sempre più esplicito e caustico, inesorabilmente condivisibile e drammaticamente persuasivo.

Se nel suo primo libro, in quarta di copertina, vi poneva a mò di epigrafe “Due sono i tipi di mafia, la mafia e la mafia dell’antimafia”, nel secondo non è da meno ponendovi una sventagliata facilmente profetica “Se Roma è un manicomio, la Sicilia è l’inferno”.

Il salone dei Filippini è affollato per Buttafuoco e si incarica il cantautore Lello Analfino di presentarlo,  dicendosi amico ed estimatore del Buttafuoco.

Per fortuna Buttafuoco è un grande affabulatore e l’evento letterario non viene né gualcito né inzuccherato anzi lo scrittore coinvolge l’uditorio in maniera politico-poetica tanto che alla fine non ci sono domande che tengano. Tutti annuiscono, compreso il sindaco Firetto che arriva anche in ritardo.

Ma come ti è venuto in testa – gli chiedeva poco tempo fa Giuseppe Sottile in un colloquio – di fare dopo “Buttanissima”, “Strabuttanissima Sicilia”?

“Un nuovo libro, sì, per smascherare subito, in corso d’opera, la nuova impostura ben nascosta sotto l’ombrello di queste inutili elezioni regionali. E il sottotitolo del nuovo volume è chiaro”.

Quale altra rovina dopo Crocetta?

“Appunto, quale altra disgrazia se la politica regionale – fogna del potere qual è – non dà il tempo di sommare ben 47 assessori in una sola legislatura di governo”.

La dedica al nostro Diego Romeo e a Grandangolo

Oggi Buttafuoco è stato assediato dai cronisti e anche a noi amabilmente  ha rilasciato una breve intervista non senza prima avere scritto la dedica sul libro che abbiamo acquistato: “Evviva Grandangolo”.

“Innanzitutto – ci dice– tutti devono essere consapevoli di quello che sta accadendo. Una consapevolezza che deve essere gridata, urlata, spiegata anche con le mappe geografiche e far vedere quale è la posizione delle isole intorno alla Sicilia, far vedere dove si trova Malta e da qui si capisce quanto è grande il sacrificio di questa nostra terra rispetto a chi invece, protetto da una omertà internazionale, se ne frega”.

Dunque, dopo puttanissima e strabuttanissima, nel prossimo libro la Sicilia sarà una transgender, perlomeno?

“Temo sia fitusissima Sicilia perché se prima c’era un eccesso urlato adesso siamo piombati in un silenzio, nell’apnea di una indifferenza agghiacciante. Una indifferenza da parte di tutti. E temo anche una indifferenza di noi siciliani”.

In questa temperie  l’integerrimo governatore Nello  Musumeci  non è che sarà costretto a recitare il pirandelliano “Piacere dell’onestà”?

“Se intendi dire che “Il piacere dell’onestà” è adattarsi alla situazione e aspettare che i giorni passino, questo è terribile. E’ ancora peggio di immaginare i danni da fare facendo le cose. Chi fa, fa danno, ma è d’obbligo fare”.

Nel tuo libro  coinvolgi  Crocetta. Oggi sappiamo c’era tutto  un sistema.

“Io ho un ricordo ben preciso, era trattato alla stregua di un colonnello dei carabinieri, era il riferimento della legalità e dell’onestà. Quindi c’è stato un capovolgimento, qui lo possiamo dire e ci si capisce, solo Luigi Pirandello poteva immaginare”.

Molti recensori ti riconoscono un tuo aspetto intimo spiritualista. Che ne pensi della lettera dei vescovi siciliani dove si confessa il fallimento dell’evangelizzazione  e la conseguente richiesta di perdono al Padreterno?

“Penso che qualunque  atteggiamento di scavo interiore sia sempre volto al bene. Ognuno di noi combatte con un nemico pericolosissimo che è se stesso.. C’è dentro di noi un qualcosa, un qualcuno che ci porta sempre all’errore e quando allora ci si impone di fermarsi e di riflettere e di chiedere perdono, è una  strada che inevitabilmente conduce al cambiamento”.

In sei mesi l’Assemblea regionale ha prodotto poco più di sette leggi, la precedente Assemblea  non si riuniva nemmeno tanto da evocare  la denuncia in Procura, mi diceva in una intervista Gaetano Armao. Siamo sempre nel Guinness dei primati.

Si tratta sempre di affidarsi al decisore o quanto meno alle decisioni. La mia è una risposta animata non tanto dal pregiudizio ma dal giudizio e ne sono ancor più convinto dell’inutilità dell’ente regione ancora peggio quando questo ente è accompagnato dall’alibi dell’Autonomia”.

Vittorio Sgarbi col suo “Rinascimento” è andato via dalla Sicilia mentre Gaetano Armao con i suoi “Indignati” resiste in regione.  Posizioni molto singolari, perlomeno.

“So solo una cosa. Sgarbi ha inaugurato l’altro ieri  a Palermo una mostra meravigliosa su Gino De Dominicis. Una antologica che è un capolavoro, la cosa più bella in assoluto. Un atto politico unico”.

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