Agrigento, a gennaio i lavori di consolidamento: dureranno 24 mesi
Ancora chiacchiere o soluzioni vere sulla Cattedrale di Agrigento? Sembrerebbe che da un momento all’altro l’intero costone roccioso, su cui sorge la Cattedrale e che in antico ospitò l’acropoli della greca Akragas, sia sul punto di cadere giù rovinosamente. Chiusa dal febbraio del 2011, sono passati 6 anni e 8 mesi, e la situazione non […]
Ancora chiacchiere o soluzioni vere sulla Cattedrale di Agrigento?
Sembrerebbe che da un momento all’altro l’intero costone roccioso, su cui sorge la Cattedrale e che in antico ospitò l’acropoli della greca Akragas, sia sul punto di cadere giù rovinosamente. Chiusa dal febbraio del 2011, sono passati 6 anni e 8 mesi, e la situazione non solo si è aggravata ma è letteralmente diventata emergenziale, perché oltre al rischio crollo della Cattedrale a rischio ci sono le abitazioni di trentaquattro famiglie e di ventuno attività commerciali.
Dopo la marcia dell’indignazione il 3 novembre, peraltro ultimo giorno della campagna elettorale per le elezioni regionali, ancora non si hanno certezze sul futuro della “mamma malata”, più volte definita così dal cardinale Francesco Montenegro, che in una lettera pastorale scrive: “Penso alla cattedrale ferita e dimenticata, per il colle di Agrigento instabile e tradito e per il centro storico sempre più desolato e cadente, che preoccupano anche per l’incolumità delle persone e la tutela delle costruzioni dell’area circostante. Chiusa e pericolante ormai da sei lunghissimi anni, la nostra chiesa madre sta là, sul suo colle, a ricordarci le drammatiche conseguenze delle inadempienze istituzionali e del disinteresse collettivo. Rifiuto però di pensare che le piaghe e lo stato di abbandono della cattedrale e del suo colle debbano diventare simbolo della nostra terra e – perché no? – della nostra chiesa. Semmai sogno testardamente una ‘risurrezione’ che diventi segno di una ripresa generale. Mi sto riferendo alle tante risorse della terra agrigentina che continuano a essere mortificate e paralizzate da molteplici fattori interni ed esterni che, radicati nel passato, rendono sempre più incerto non solo il presente ma anche il nostro futuro. Penso alle tante infrastrutture che nella terra agrigentina versano in uno stato di preoccupante abbandono e ai tanti servizi che nei nostri paesi presentano carenze inaccettabili. Penso alle gravi problematiche che costringono tante imprese e attività locali a chiudere o a ridurre la loro capacità di iniziativa e di investimento, sia per la mancanza di adeguate politiche di rilancio e di sostegno sia per la diffusione latente di una mentalità rassegnata al clientelismo e all’illegalità. Penso – continua don Franco – soprattutto alla dignità offesa di un numero crescente di giovani e famiglie, anziani e immigrati, malati e disabili, che versano in condizioni sempre più difficili e spesso insostenibili”.
Ma troppo poco tempo intercorre tra oggi e la data dell’insediamento del nuovo governo regionale presieduto da Nello Musumeci, su cui incombe innanzitutto il compito di sbloccare lo stesso progetto, protagonista da mesi di un ping-pong di competenze tra i signori della burocrazia regionale, e contro cui è stata rivolta l’indignazione che ha caratterizzato la marcia di Agrigento del 3 novembre.
Pertanto la comunità ecclesiale e civile agrigentina è in attesa che l’Esecutivo regionale sblocchi tali intoppi burocratici, a favore dello stanziamento di 1 milione e 800 mila euro già disposto per contenere lo scivolamento della Cattedrale sul colle, evidenziato, nella sua pericolosità, da un recente sopralluogo del cardinale Montenegro e del sindaco Firetto. Nello Musumeci, sollecitato sull’argomento, ha ragionevolmente chiesto 90 giorni per rispondere in modo concreto.
Nel frattempo il sindaco Firetto, ha annunciato che sono stati aggiudicati dall’Urega i lavori di manutenzione relativi al miglioramento e al consolidamento statico della Cattedrale di Agrigento.
Se non vi saranno ricorsi al Tar, all’inizio dell’anno nuovo si potrà passare al cantiere, e sono previsti fra i 18 ed i 24 mesi per realizzare il progetto, redatto dal consulente dell’Arcidiocesi Teofilo Panzeca, che consiste nell’ingabbiare la parte della cattedrale che si trova sulla zona non stabile, fasciandola con catene d’acciaio che dalle fondamenta arrivano fino al tetto.
Nel merito interviene lo stesso Firetto che ha affermato: “La sinergia tra Comune e Arcidiocesi di Agrigento trova oggi un concreto esito. In due anni si è progettato, ottenuto i pareri, recuperato il finanziamento e oggi appaltato. Un segno di efficienza operativa inequivocabile. Adesso la Regione faccia la sua parte intervenendo sul colle. Senza inspiegabili ulteriori ritardi”.




