Agrigento, processo avv. Picone: scintille in aula e il Pm chiede 5 anni di reclusione
Ancora un’udienza in tribunale, ad Agrigento davanti al Gup, Alfonso Malato,, relativa alla vicenda che vede imputate l’avvocato Francesca Picone e la sorella Concetta, accusate di estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni clienti dello studio legale della prima. L’udienza odierna si apre con un piccolo imprevisto: l’avvocato Angelo Farruggia che con la collega […]
Ancora un’udienza in tribunale, ad Agrigento davanti al Gup, Alfonso Malato,, relativa alla vicenda che vede imputate l’avvocato Francesca Picone e la sorella Concetta, accusate di estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni clienti dello studio legale della prima.
L’udienza odierna si apre con un piccolo imprevisto: l’avvocato Angelo Farruggia che con la collega Annalisa Russello difende le imputate, eccepisce la carenza di stare in giudizio dell’avv. Spataro nominata dalla Procura di Agrigento per rappresentare la posizione di Pasquale Schembri, il non vedente di Realmonte parte lesa in questo processo.
Respinta, allo stato l’ eccezione, l’udienza è continuata con la richiesta dell’avv. Giuseppe Arnone che cura gli interessi della signora Barbiere (e finito in carcere per una inchiesta parallela e poi debitamente discolpato dal Tribunale del Riesame) di depositare una citazione di danni nei confronti di alcun pubblici ministeri e lo Stato italiano responsabili, a suo dire, di non aver contestato l’associazione a delinquere finalizzata al falso.
Il Giudice Alfonso Malato si è riservato di decidere sulle chieste produzioni all’esito della discussione.
Arnone ha invitato il pubblico ministero di udienza la Alessandra Russo ad astenersi perché sua nemica.
Il Gup Malato ha tenuto egregiamente la direzione della udienza che ha visto contrapposizioni forti tra la difesa delle imputate ed Arnone ed ammettendo le sorelle Picone al rito abbreviato ha dato la parola al pm.
Alessandra Russo ha sostenuto le ragioni dell’accusa che sono identiche a quelle precedenti alla modifica del capo di imputazione dicendo: ”Per la Procura non era necessaria la modifica della imputazione perché le prove della tentata estorsione sono in atti”. Ed ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per l’avvocato Picone, l’interdizione dai pubblici uffici, dallo svolgimento della professione e un anno e otto mesi per la sorella.
Poi è stata la volta della parte civile rappresentata dall’avv. Arnone che ha discusso intensamente per due ore. Il penalista non le ha mandate a dire criticando l’operato della Procura colpevole, a suo dire, di non avere contestato il falso e l’associazione per delinquere perché, secondo Arnone, le firme in calce alla procura non sono della signora Barbiere. Arnone ha chiesto la punizione a norma di legge e il sequestro conservativo dei beni mobiliari e immobiliari dell’avv. Picone. L’udienza è stata rinviata al 13 luglio per la discussione degli avvocati Faro, Pennica e Spataro rappresentanti di parte civile.
Per dovere di cronaca va detto che l’avv. Arnone ha ricevuto una notifica di conclusione delle indagini per l’ipotesi di reato di stalking e diffamazione nei confronti proprio dell’avvocatessa Francesca Picone. Secondo l’accusa Arnone avrebbe perseguitato, con post su Facebook e striscioni, la professionista.





