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Agrigento

Clan Triassi ad Ostia: sempre attivo e potente e sempre assolto: la storia

Tornano nuovamente alla ribalta della cronaca con l’operazione antimafia odierna gli appartenenti al clan Triassi di Siculiana da anni potenti e presenti nell’intero territorio di Ostia. Per gli investigatori agestire il controllo dei chioschi e delle attività sul litorale ostiense, oltre che il traffico di droga e armi, ci sarebbe stata la storica famiglia mafiosa […]

Pubblicato 4 anni fa

Tornano nuovamente alla ribalta della cronaca con l’operazione antimafia odierna gli appartenenti al clan Triassi di Siculiana da anni potenti e presenti nell’intero territorio di Ostia. Per gli investigatori agestire il controllo dei chioschi e delle attività sul litorale ostiense, oltre che il traffico di droga e armi, ci sarebbe stata la storica famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera di Siculiana, tramite i fratelli siculianesi Vincenzo e Vito Triassi, ritenuti i “colonnelli” della stessa famiglia. Le indagini scaturite nel contesto dell’operazione “Nuova alba”, sostenute dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia (tra cui anche Gaspare Spatuzza, del mandamento di Brancaccio, esecutore dell’omicidio di don Pino Puglisi), hanno delineato il contesto in cui operavano i fratelli Triassi a Roma. Ad esempio, i due avrebbero avuto per le mani una grossa partita di armi (armi corte e fucili Kalashnikov) provenienti dalla ex Jugoslavia, ricevute da Giuseppe Valentini detto “Tortellino”; le armi sarebbero state il corrispettivo di una partita di sostanza stupefacente e sarebbero state poi destinate alla spartizione tra i Triassi, in veste di rappresentanti a Ostia della cosca “Caruana-Cuntrera”, ed il clan Spadaro.

Il collaboratore di giustizia Sebastiano Cassia ha raccontato così ai magistrati le verità sulla criminalità organizzata sul litorale di Ostia. “I Triassi sono i luogotenenti di Gaspare, Pasquale e Paolo Cuntrera e per loro gestiscono il traffico di cocaina e l’usura. Ho avuto modo di incontrare due volte i fratelli Cuntrera a casa dei Triassi: una volta a casa di Vito, l’altra da Vincenzo, nel 2006/2007, ed ho avuto modo di constatare che i Cuntrera davano ordini ai Triassi rispetto al traffico di cocaina ed all’usura. Per due volte, una direttamente una tramite i Triassi, mi venne chiesto dai Cuntrera di commettere per loro degli omicidi nei confronti dei rappresentanti della famiglia Spada di Ostia, dediti in prima persona alle attività delle estorsione e dell’usura. Io non ho potuto dire direttamente no, ma ho temporeggiato. Fino a quel momento, dato il mio rapporto passato con il mio capo Benedetto Spadaro, si dava per scontato che nella contrapposizione Triassi – Fasciani io sarei stato dalla parte dei siciliani. In quel periodo e tuttora Michele Senese sta dalla parte dei Fasciani, anche per il fatto che hanno interessi comuni nel campo della cocaina: fanno forniture comuni e poi ciascuno vende per conto proprio, Fasciani su Ostia e Senese al Quadraro”.

Un’imposizione, quella che volevano mettere in atto i fratelli Triassi, alla quale i Fasciani non sono rimasti a guardare. Nel 2007 e nel 2011, infatti, rispettivamente Vito e Vincenzo Triassi sono stati vittime di agguati e intimidazioni. Come racconta il collaboratore Cassia durante un interrogatorio “il ferimento di Vito Triassi nel 2007 è stato eseguito per motivi legati alla gestione dei ‘chioschi’ sul lungomare di Ostia. Il contrasto, in particolare, riguardava lo stabilimento dei Vigili urbani sul lungomare Toscanelli. L’attentato a Vincenzo Triassi, invece, è maturato per ragioni connesse esclusivamente alla cocaina. I Triassi sono stati quindi estromessi dagli interessi criminali di Ostia che attualmente sono gestiti dagli Spada e dai Fasciani, che gestiscono anche alcuni appalti”.

Secondo il collaboratore di giustizia, questa situazione di “pax armata” la si è raggiunta durante una riunione in una sala giochi sotto casa di Vincenzo Triassi, alla quale avrebbero partecipato Vito Triassi, Vincenzo Fasciani, un siciliano detto “zio Ciccio D’Agati” ed uno degli Spada.

In quell’occasione, ai Triassi è stato concesso soltanto il traffico di armi.

I fratelli Vincenzo e Vito Triassi, originari di Siculiana ma da tempo residenti ad Ostia, sono rispettivamente sposati con Felicia e Nunziata Caldarella, figlie di Santo,soprannominato “il monaco” e scomparso nel 1984, condannato per associazione mafiosa con i siculianesi Pasquale Cuntrera e Alfonso Caruana.

La famiglia Triassi risultava già legata al clan mafioso dei “Cuntrera-Caruana”, la cosca che tra gli anni ’80 e ’90 fu attivissima nel narcotraffico internazionale con il Sud e il Nord America e nel riciclaggio, tanto da guadagnarsi all’epoca l’appellativo di “Rothschild della mafia” o “banchieri di Cosa nostra”.

I fratelli Triassi, nel 1998, furono coinvolti nel tentativo di fuga del boss Pasquale Cuntrera che, scarcerato per una questione formale, stava tentando di fuggire in Canada. Nello stesso anno i due fratelli sono stati arrestati con altre 36 persone, tra i quali anche Giuseppe Fasciani, Giovanni Caldarella e Riccardo Furelli; quest’ultimo in particolare aveva il ruolo di riciclare il denaro proveniente dallo spaccio.

Tuttavia, nonostante questa ricostruzione investigativa Vincenzo e Vito Triassi, sono stati assolti dai giudici della II corte d’Appello di Ostia che hanno condannato, invece, dieci persone. Il processo arrivava in appello con imputazioni molto “serie”. Tre associazioni per delinquere: la prima, di tipo mafioso, contestata ai due Triassi; la seconda, di tipo mafioso, contestata al ‘gruppo’ Fasciani e finalizzata alla commissione di delitti di usura, estorsione, controllo di attività economiche, concessioni, appalti, intestazione fittizia di beni, e altro; la terza, associazione armata, quella contestata per l’importazione dalla Spagna e la successiva distribuzione e cessione a Roma e Ostia di sostanze stupefacenti.

Le indagini erano partite nel luglio 2012 (l’anno dopo ci furono 51 arresti), dopo il posizionamento di un ordigno esplosivo presso uno stabilimento balneare di Ostia; di qui le successive investigazioni collegarono una serie di attentati precedenti a un’unica ‘mano’; stessa cosa per altri episodi di tentata estorsione. Nelle indagini s’inserirono poi le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia e una serie enorme d’intercettazioni ambientali.

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