Agrigento

Estorsioni mafiose a Licata, chiesto processo per Stracuzzi ma l’imprenditore è latitante

Il Tribunale del Riesame dispone l’obbligo di soggiorno per la moglie, Rita Nogara e per il favarese Giuseppe Pullara

Pubblicato 2 settimane fa

Colpo di scena nella prima udienza preliminare a carico di Angelo Stracuzzi, l’imprenditore licatese al centro di una delicata inchiesta su un giro di estorsioni mafiose compiute tra Agrigento e Licata. Il cinquantasettenne, che sarebbe dovuto comparire l’altro ieri davanti il Gup del Tribunale di Palermo Carmen Salustro, è latitante. La circostanza è emersa ufficialmente proprio in aula al momento dell’appello: “Irreperibile”. Meglio ancora: latitante dall’8 maggio scorso quando la Suprema Corte accogliendo un ricorso della Direzione distrettuale antimafia di Palermo aveva decretato la cattura del licatese.

Grandangolo aveva raccontato nei mesi scorsi – in esclusiva – l’indagine a carico di Stracuzzi, indicato quale protagonista di una serie di giravolte finanziarie – con lo scopo di sottrarsi da eventuali provvedimenti di sequestro – nonché di estorsioni e turbata libertà degli incanti al fine di agevolare la Stidda agrigentina. La Direzione distrettuale antimafia, dopo che il Gip aveva rigettato la richiesta di cattura originata da un pregevole lavoro svolto dalla Guardia di finanza, nei confronti dell’imprenditore, aveva proposto ricorso al Riesame. Il Tribunale della libertà, ribaltando il verdetto del primo giudice, aveva così disposto la custodia cautelare in carcere da eseguirsi solo dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione avvenuto nel maggio scorso. Ma Angelo Stracuzzi era già irreperibile, latitante. Il giorno prima del pronunciamento della Suprema Corte ha preferito tagliare la corda e rendersi uccel di bosco. Con la medesima procedura il Tribunale del Riesame ha disposto l’obbligo di dimora e il divieto di esercitare impresa a Rita Nogara, moglie di Stracuzzi e l’obbligo di dimora e di presentazione quotidiana avanti i carabinieri per Giuseppe Pullara di Favara.

L’inchiesta, comunque, non si è certamente fermata. Anzi. Il procuratore aggiunto Sergio Demontis, che insieme ai sostituti Claudio Camilleri e Francesca Dessì coordina l’attività investigativa delle Fiamme gialle, ha chiesto nel febbraio scorso il rinvio a giudizio di Stracuzzi, della moglie Rita Nogara, 51 anni di Licata (a cui erano state sequestrate tre società ritenute in realtà del marito), e dell’imprenditore favarese Giuseppe Pullara, 76 anni. L’altro ieri si è celebrata la prima udienza. Un passaggio preliminare in cui le persone offese – due imprenditori agrigentini – hanno chiesto costituirsi parte civile.  Il giudice si pronuncerà sul punto il prossimo 3 ottobre […] Tutta la storia, retroscena e accuse racchiusa in cinque pagine potrete leggerla acquistando Grandangolo cliccando qui

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