Inchiesta Girgenti acque, perquisita sede dell’Ato idrico
Su disposizione della procura della Repubblica di Agrigento, personale del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza e del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Palermo hanno effettuato una perquisizione negli uffici dell’Ato (Autorità territoriale ottimale), l’ente chiamato a sovrintendere alla corretta gestione delle risorse idriche da parte della “Girgenti acque S.p.a.”. Responsabile […]
Su disposizione della procura della Repubblica di Agrigento, personale del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza e del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Palermo hanno effettuato una perquisizione negli uffici dell’Ato (Autorità territoriale ottimale), l’ente chiamato a sovrintendere alla corretta gestione delle risorse idriche da parte della “Girgenti acque S.p.a.”. Responsabile dell’ufficio è Bernardo Barone, già raggiunto da avviso di garanzia nel gennaio scorso. L’Ato è l’ente chiamato a sovrintendere alla corretta gestione delle risorse idriche da parte di “Girgenti Acque”.
I pubblici ministeri hanno fatto scattare la perquisizione sequestrando una corposa documentazione sulla gestione del “servizio idrico integrato” da parte di “Girgenti Acque”.
Perquisizione è stata effettuata anche negli uffici della vicina sede di Girgenti acque.
L’inchiesta tuttora in corso, e che recentemente ha visto finire sotto indagine una settantina di persone tra amministratori, politici, giornalisti, funzionari e perfino l’ex prefetto Nicola Diomede, immediatamente trasferito proprio a seguito del suo coinvolgimento tende a verificare se, in particolare, l’Ato – autorità pubblica di controllo sull’operato di Girgenti Acque – abbia svolto o meno i compiti demandati.
Un’inchiesta, condotta dal pool costituito dai sostituti procuratori Salvatore Vella, Alessandra Russo e Paola Vetro, e coordinata dal procuratore capo Luigi Patronaggio, che ha visto finire sotto indagine anche diversi esponenti politici, accusati di “voto di scambio” nell’ambito di presunti favori nelle assunzioni di alcuni dei dipendenti dell’ente.
Tra le ipotesi di reato: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, truffa, ricettazione, reati ambientali e false comunicazioni societarie.

